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Murubutu tra le tenebre della notte

Murubutu tra le tenebre della notte

Per conoscere davvero Murubutu bisognerebbe ascoltare il suo ultimo album: Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli. Il rapper di Reggio Emilia ha scelto proprio la notte come nuovo medium intorno al quale costruire i suoi racconti, ambientare le sue storie e far ruotare i suoi personaggi. È il terzo concept album di Alessio Mariani, che aveva già sperimentato questa tecnica con altri due dischi precedenti, L’uomo che viaggiava nel vento e altri racconti di brezze e correnti e Gli ammutinati del Bouncin’ ovvero mirabolanti avventure di uomini e mari, in cui erano il vento, nell’uno, e il mare, nell’altro, a rappresentare il tema comune.

In questi ultimi suoi dischi i racconti sono mondi che ruotano attorno a un’unica stella incarnata in un unico tema, attratti da quella forza di gravità che permette loro di girare anche su loro stessi e mostrarsi nudi nei racconti: come in un sistema solare in cui è il Sole a far splendere i pianeti, così la stella del tema unico irradia quelle storie dandogli vita e forme. Ogni disco di Murubutu è, quindi, un biglietto di sola andata nel viaggio della sua immaginazione, senza alcuna pretesa di ritornare alla stazione di partenza, tanto è forte la cura dei testi e intensa la narrazione.

Murubutu, che dedica tantissima attenzione alla descrizione dei paesaggi tanto da definirsi “paesaggista del rap”[1], costruisce le canzoni come capitoli di un libro, in cui le tracce compongono la narrazione dell’intero romanzo e le copertine ne sono parte integrante. Parla la stessa lingua di un narratore, cantastorie di vite inventate e reinterpretate, nient’affatto didascaliche; rielabora le fonti, prende “una suggestione, la costola di una trama”[2] e ne sviluppa una sua.

Si trova tutto nelle sue canzoni, anche una carica didattica, con la trasposizione di fatti storici musicati in versi e tradotti in rime, in cui il fatto narrato non è una costola della trama, ma è, qui sì, il fedele e autentico corso della storia: La notte di San Bartolomeo (in Tenebra è la notte) o L’armata perduta di Re Cambise (in L’uomo che viaggiava nel vento) o La battaglia di Lepanto (in Gli ammutinati del Bouncin’) sono solo alcuni esempi.

Nelle opere di Murubutu la musica appare funzionale alla propagazione di contenuti culturali in forma letteraria. Sa appropriarsi delle potenzialità dello stile musicale proprio del rap, che in un certo senso offre una capacità descrittiva ed espressiva superiore rispetto ad altre forme musicali. La parola, la scrittura, la voce narrante sono le prime protagoniste nelle sue tracce, le opere prime figlie della sua creatività; la base musicale, invece, sembra essere un sicuro sottofondo che accompagna quel viaggio, una parete su cui incastrare i quadri di storie e di personaggi descritti.

Un “rapper colto”, come lo ha definito uno dei massimi esponenti del cantautorato italiano, Francesco Guccini[3], che vuole recuperare, come ammette lo stesso Murubutu, il vitalismo di un certo cantautorato d’autore, nel quale rientra senz’altro anche Guccini, adattando questa ricerca alla forma espressiva del rap [4]. È un incontro interessante, utile per capire meglio la natura di entrambi. Guccini confessa di non aver mai curato troppo i testi e sancisce una differenza tra la narrazione di un libro e quella di una canzone: nella prima, la scrittura è costruita in terza persona ed è come se l’autore osservasse ciò che accade, trascrivendolo in prosa, mentre nel testo cantato c’è direttamente l’autore, che utilizza la canzone come “terapia”, quasi come se osservasse dentro di sé.

Musica come terapia, innanzitutto, per l’autore. È quello che accaduto a Murubutu nel suo ultimo album, che appare essere il riflesso della sua personalità, spiegata per mezzo della notte. Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli sembra mostrarci il vero Alessio Mariani. Lui, che passa “notti perse ad occhi aperti, intanto tante notti bianche, Dostoevskij”, come recitano i suoi versi (in L’uomo senza sonno), in cui dà voce alla sua insonnia che lo tiene sveglio la notte[5], “chiuso dentro al suo studio, nel buio uno scrittore, [che] accende il lume e inizia la bugia, e coi suoi occhi traccia i segni, sparge i semi” (Occhiali da luna). È proprio quello che vive lui, quando la vena artistica gli esplode durante la tarda notte[6].

La notte è “una lotta, è una forma di arte che ognuno combatte per trarne, farne parte” (Tenebra è la notte) ma allo stesso tempo è portatrice di speranza per chi vede crollare il cielo di giorno, che verrà sollevato “la notte con le note del tuo pentagramma” (Ancora buonanotte).   

In questo disco c’è tutto Murubutu. La narrativa storiografica, in La notte di San Bartolomeo in cui canta “quelle stragi poi dipinte dal Vasari ed esposte poi dai Papi nei Palazzi Vaticani”, le storie inventate o reinterpretate come in La notte di san Lorenzo, Omega man, Le notti bianche o Franz e Milena, dove dà corpo al fragile amore di Kafka e immagina lo scrittore, “chino nel suo studio fra i suoi muri a scuri chiusi”, scrivere fino all’alba “Milena mi terrai sveglio per sempre”.

Tra altre citazioni letterarie, in Wordsworth possiamo trovare Schelling, Fichte e Foscolo, in Nyx – Introduzione si ritrova Borges (nell’album si scopre anche un lato più intimo di Murubutu). In La stella e il marinaio è la nostalgia che urla, il ricordo della madre è così forte da dedicarle questa traccia[7], immaginando “una stella comparsa durante l’estate” da chiamare “ogni notte giù a terra”, per poi piangerla “con gli occhi con cui si piange una madre”. Va inoltre citato, naturalmente, Tenera è la notte di F. S. Fitzgerald, a cui allude già dal titolo dell’album.

Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli è, quindi, il disco perfetto per chi vuole iniziare a conoscere Alessio Mariani o per chi vuole continuare a conoscerlo da più vicino. Murubutu, anche insegnante nel Liceo Matilde di Canossa di Reggio Emilia, tra una lezione di storia e un’altra di filosofia, è riuscito a racchiudere tutto il suo mondo musicale in queste tracce, che ospitano anche piccoli suoi mondi intimi finora inesplorati, come “un telescopio inverso per guardarsi dentro”, per usare le sue stesse parole (in La stella e il marinaio).

Un’opera da gustare allo stesso modo di un libro; perché quest’album è un romanzo narrato in note rappate, con l’originalità di non dover scorrere pagine di inchiostro, ma soltanto cambiare traccia e continuare a sognarci dentro.


[1] Come ha dichiarato lo stesso rapper in un’intervista, consultabile a questo link.

[2] Murubutu, a questo link.

[3] L’incontro, organizzato da “Poesia Festival”, si intitolava “Dalla canzone d’autore al rap d’autore”: dialogo tra Francesco Guccini e Murubutu, e fu moderato da Alberto Bertoni, presso il Teatro Dadà di Castelfranco Emilia (MO) il 22/09/2017. Il dialogo tra i due è reperibile sul canale YouTube di Poesia Festival, al seguente link (la frase di Guccini può essere ascoltata al minuto 44:47 dell’incontro).

[4] Murubutu, a questo link (min. 46 e ss).

[5] Vedi Murubutu

[6] Come confessa in questa intervista(in particolare min. 14:26).

[7] Murubutu (min. 8:00).


di Giovanni Aversente

Fonte dell’immagine