Arianna Fontanot
pubblicato 2 mesi fa in Recensioni

Perché “Ottanta rose mezz’ora” è la rivoluzione d’amore di cui tutti avevamo bisogno

Perché “Ottanta rose mezz’ora” è la rivoluzione d’amore di cui tutti avevamo bisogno

Prendete Jaufré Raudel, Andrea Cappellano, Dante e magari anche Petrarca; richiamate alla mente l’amore di lontano, le dame e i cavalieri. Metteteli in un cassetto e chiudetelo a chiave. Poi aprite il romanzo di Cristiano Cavina, pubblicato da Marcos y Marcos, e finalmente troverete la narrazione di un amore in presenza che non ha niente di celeste ma che è a suo modo sublime.

Occorre accostarsi a questo libro con la mente sgombera dei pregiudizi che l’amor de lonh,e in parte anche il Romanticismo, ci hanno consegnato: l’astrazione e la sofisticazione filosofica cedono il passo alla prepotenza del desiderio, alla corporeità e all’erotismo, tratteggiando i confini di un sentimento declinato in modo reale, materiale e complesso.

Diego è uno scrittore piuttosto noto che sbarca il lunario tenendo seminari sulla scrittura in tutta Italia, ma che non sembra avere molta stima di se stesso e di quanto riesce a portare a termine: divorziato, con una figlia adolescente, è attanagliato dal rimorso e dai dubbi sulla propria capacità di essere un buon genitore e di meritare l’appellativo di “scrittore”. Sammi,  all’anagrafe Chantal, è una maestra di danza i cui corsi per bambine si stanno gradualmente spopolando e che fatica a pagare le rate del mutuo della stanza di capannone dove svolge il proprio lavoro. È legata sentimentalmente ad una specie di “bambioccione”, che non è in grado di supportarla né tantomeno di amarla, almeno non quanto ama la propria motocicletta.

Diego e Sammi sono, però, prima di tutto un uomo ed una donna che si incontrano casualmente e si scoprono irrimediabilmente attratti l’uno dall’altra: il desiderio del corpo dell’altro pervade improvvisamente l’animo di entrambi e la voluttà che ne consegue diviene una necessità inderogabile. I due progressivamente raggiungono un’intimità profonda che fa a meno di orpelli, ma non di sogni, e che offre ad entrambi la possibilità di condividere anche le tragedie, che durante il romanzo sono sempre in agguato, di una vita di coppia nient’affatto idilliaca.

A partire da un sentimento che appare del tutto, per così dire, “carnale”, Sammi e Diego cominciano a nutrire la speranza di raggiungere presto una vita tranquilla e di poter costruire insieme qualcosa di duraturo.

Tuttavia questo non sembra possibile, perché

il più delle volte le cose finiscono un poco alla volta, consumandosi impercettibilmente sotto i nostri occhi, finché un giorno non le guardiamo davvero […] e le troviamo diverse.

Sammi, che ha bisogno di “soldi. Tanti”, prende la decisione di pubblicare un annuncio online e di cominciare a prostituirsi. La conseguenza della scelta su Diego è devastante non tanto perché susciti in lui gelosia, come ci si potrebbe aspettare, quanto piuttosto perché a poco a poco ogni istante della sua esistenza acquisisce senso soltano nell’accompaganare la sua donna in quest’avventura, non senza un certo grado di perversione. Dunque abbandona progressivamente la scrittura e si dedica a combinare gli incontri al prezzo di “ottanta rose mezz’ora”. Sammi, dal canto suo, riesce ad accumulare quanto basta per saldare i propri debiti e, dato il facile guadagno, non sembra intenzionata a fermarsi. Ma il rischio di incontrare qualcuno che conosce non è così lontano e, in realtà, anche le conseguenze sul piano psicolgico sono rilevanti.

Infatti, presto Diego scopre che non riesce più tollerare “l’odore degli altri uomini”, ma soprattutto la loro necessità di conoscere Sammi “di parlare, quegli impacciati tentativi di farsi voler bene, di attirare la sua attenzione”. Quegli uomini che erano, dapprima, “bancomat di carne, da spremere e strizzare”, ora turbano i due amanti e li costringono ad un forsennato tentativo di riappropriarsi dell’identità di un rapporto che sembra inesorabilmente giungere allo stremo. Ci riusciranno?

Questo romanzo ha il pregio, da un lato di ricordare che l’amore è un sentimento reale e complesso, che deve necessariamente confrontarsi con la contingenza e con la quotidianità; dall’altro, benché non sia l’obiettivo primario e dichiarato, è in grado di fare luce su di uno spaccato sociale che non è trascurabile: quello del sesso a pagamento in Italia.

Cristiano Cavina, con uno stile sprezzante, feroce ed iperrealistico, sa consegnare alla narrazione d’amore una dimensione finalmente contemporanea e sincera, svelando l’ipocrisia di un sentimento raccontato principalmente da lontano e secondo un canone, oramai, desueto.

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