Culturificio
pubblicato 8 mesi fa in Recensioni

Quante bugie hai detto questa sera

di Alessio Di Girolamo

Quante bugie hai detto questa sera

Di recente uscita, nel novembre 2018, è l’esordio di Alessio Di Girolamo, giovane scrittore torinese che entra in scena sul palco letterario italiano offrendoci Quante bugie hai detto questa sera, per Terrarossa edizioni, nella collana “Sperimentali”.

…conosco un trucco meraviglioso che ho imparato quando ero piccola: basta guardarsi le mani ed esprimere un desiderio! Prima metto a fuoco le dita e le nocche, e poi sui palmi le linee della vita, della testa e del cuore; e infine le unghie, con le bianche lunette piccole piccole. Quando ho la certezza che le mani sono proprio le mie, tutto quello che ho intorno, in ogni più piccolo dettaglio, diventa nitido come il più puro cielo estivo di Voli, quando all’imbrunire vibra di arancioni e turchesi sopra le colline. (p. 4)

È così ha inizio la storia di Anna: la vicenda si apre con un prologo molto intenso, dove veniamo subito catapultati nella mente della protagonista. Vittima di una terribile violenza che lei stessa fatica a individuare, assistiamo nelle prime pagine alla volontà di acquisire una progressiva consapevolezza di chi le abbia fatto ciò, quando e per quale motivo. Anna è decisa a capire chi sia stato e procede a evocare tutta la sua vita in maniera soffusa, mettendo al contrario un colore molto deciso su episodi della sua vita che reputa centrali.

Il romanzo ricorda un cerchio, una storia che sembra avvilupparsi su sé stessa, che ci tiene con il fiato in sospeso, bramosi: una lettura velocissima, incalzante di pagina in pagina. La rinuncia alla linearità è di sicuro uno dei punti forza di Quante bugie hai detto questa sera, che l’autore sottolinea non solo nella struttura stessa della storia, ma anche nel suo gusto di riproporre alcune frasi che ritornano cristallizzate nel testo, quasi come un ritornello:

Mi guardai le mani e vidi che erano piccole: con tutte le linee al posto giusto. (pg. 18)

Altro punto di forza della storia è, oltre la sua struttura, il modo in cui viene raccontata: Anna ricorda la sua vita, ma non solo, più precisamente la rivive, di nuovo e ancora. La protagonista, parlandoci della sua infanzia, scivola in una dimensione infantile, che cresce man mano che si susseguono gli episodi. Una vera e propria immedesimazione, che ha il merito di dare alla storia notevole suspence: trascinati a forza nella trama, dobbiamo obbligatoriamente continuare a leggere ciò che le accade, e collegare gli indizi, con lei e per lei. Ma non solo: anche nonostante lei.

Capiamo sin da subito che Anna ha vissuto un trauma, e che, sebbene ci attiri nella sua interiorità senza alcuna vergogna o schermo, non è affidabile come narratore. Come potremmo fidarci di un narratore che si guarda costantemente le linee delle mani per riconoscersi?

Intorno a lei ruotano dei personaggi-satelliti, che per deliberata scelta vengono descritti solo in sua funzione, per partecipare alla sua vita: non sembrano avere un loro universo. L’autore li inserisce nella soggettività di Anna, e la scelta di inquadrarli senza le lenti così ingombranti della protagonista è un’ulteriore sfida che viene offerta al lettore.

La madre, poco presente e ancor meno attenta alla figlia, entra in competizione con lei e il suo essere giovane appena Anna inizia a sfoggiare nella sua adolescenza un corpo molto provocante e capace di attirare attenzioni maschili; la nonna, al contrario, statuaria, è un esempio di ferrea moralità e di dovere nei confronti della nipote, nella sua educazione e anche protezione; e infine troviamo un elenco di uomini che Anna, senza una figura paterna e disperatamente alla ricerca di affetto, incontra nella sua giovane vita, uomini che fagocita, vivendo ogni relazione in modo estremo, forse marcio proprio per il suo essere, a sua volta, in competizione con la madre.

Ciò che dunque colpisce nel romanzo è la scoperta e il suo svolgersi della sessualità di Anna, precoce e presentata al lettore in maniera molto cruda, onesta, senza fronzoli; e se da una parte, per pudore o per decenza, ci discostiamo da un personaggio così difficile, dall’altra lo percepiamo tremendamente onesto, libero nell’espressione del proprio trauma attraverso il racconto di una sessualità morbosa.

Ed è proprio la sua sincerità che rende difficile non seguire il suo flusso di coscienza e non immedesimarsi completamente in lei. Tuttavia, nonostante la bravura dell’autore di convincerci a seguirlo in questo suo percorso nella psicologia femminile, che non risulta – tirando le somme – falso, è proprio quello dobbiamo fare: “uscire” da Anna e capire cosa sia successo, quante bugie ha raccontato a noi lettori.

Articolo a cura di Giulia Marziali

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