Culturificio
pubblicato 5 anni fa in Letteratura \ Storia

Samurai e fiori di ciliegio

Hagakure, viaggio alla scoperta del codice segreto

Samurai e fiori di ciliegio

Se si pensa al Giappone è immancabile il collegamento con il Samurai, figura affascinante e controversa, per la sua totale dedizione al Daimyo (carica feudale) ed i suoi ideali adamantini.
La cultura occidentale è stata ormai permeata da questi nobili e particolari guerrieri; non ci stupiamo, ormai, di ritrovare i samurai nel cinema, nell’animazione, nella letteratura, nei videogiochi o nella fumettistica.
Il samurai è entrato a tutti gli effetti a far parte dell’immaginario odierno.

Spesso fraintesa o semplificata la filosofia del samurai è molto più profonda di quanto si possa immaginare ad un primo impatto. Al di là delle katane, dei codini, delle maschere spaventose e del seppoku c’è molto da scoprire.
Persino S. Francesco Saverio, durante il primo tentativo di evangelizzazione del Giappone, scrisse “Japonenses, deliciae meae”*, forse colpito dalla loro predisposizione alla spiritualità.
Per conoscere meglio i samurai e la loro cultura voglio parlarvi della Hagakure (“All’ombra delle foglie”), un vero e proprio codice di condotta morale per i samurai che prese forma per mano del giovane samurai Tashiro Tsuramoto, che trascrisse le memorie del guerriero, fattosi monaco alla morte del suo imperatore, Yamamoto Tsunetomo (1659-1719), di cui era divenuto discepolo.

Ignorando l’ordine del suo maestro di bruciare il manoscritto, ne fece invece circolare alcune copie alla sua morte.
L’opera divenne presto il codice segreto dei samurai.
L’opera divenne presto il codice segreto dei samurai. Soltanto nel 1906 vide la sua prima pubblicazione, divenendo così accessibile a chiunque, suscitando interesse e non soltanto della classe militare del paese; erano gli anni del nazionalismo e dell’industrializzazione del Giappone.
Interpretata soltanto parzialmente ad uso dei governanti, la Hagakure fu utilizzata per fomentare la fedeltà cieca, fino alla fine della seconda guerra mondiale. Parole come “Ho scoperto che la via del samurai è la morte” furono prese alla lettera dai soldati dell’esercito imperiale, basti pensare alla nota figura dei kamikaze. Questo fu uno dei motivi che fece processare e mettere all’indice l’opera durante l’occupazione americana del paese (1945-1952). Fu il suicidio dello scrittore Mishima Yukio a mettere in atto una serie di eventi e domande che portarono alla riscoperta dell’hagakure.
Al di là delle interpretazioni nazionalistiche, con un’adeguata contestualizzazione storica, quest’opera può risultare molto interessante, specie per chi, come noi, è abituato a rimandare ad oltranza il problema, o semplicemente il pensiero, della morte.
“Essendo gli uomini tutti uguali, chi può dirsi superiore o inferiore? In generale, la disciplina per l’uomo è impossibile senza una grande ambizione. […] Questi sono i miei quattro voti:

  • Non subire sconfitta nella Via del Samurai.
  • Essere di utilità per il sovrano.
  • Esercitare la pietà filiale verso i genitori.
  • Vivere per gli altri, nutrendo una grande compassione per tutti gli esseri.”

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L’opera inizia con una sorta di introduzione chiamata “Conversazioni nell’oscurità della notte” e prosegue con riflessioni, aforismi ed episodi che vogliono guidare il samurai nell’applicazione del Bushido (La via del guerriero) nella quotidianità e nella maturazione, sia come individui che come samurai.
Certamente quello che più colpisce è la facilità con cui, in questo libro, si parla della morte, soprattutto del suicidio rituale inteso come mezzo per ripristinare l’onore perduto. A parer mio, non ci si deve fermare a questo, ma esaminare l’opera completamente ed allora si rimarrà affascinati dagli alti ideali che questi uomini si imponevano di rispettare o più semplicemente intrigati dai rigidi rituali, specchio della disciplina a cui si sottoponevano i samurai, nella mente e nel corpo.
Frasi come “Cercare di imparare sempre”, “ Chi è umile è utile agli altri” o “Aiutare chi sbaglia” possono farci capire come in fondo questi guerrieri dalla “katana facile” e dagli atteggiamenti duri, quasi brutali, nascondano molto più di ciò che traspare all’apparenza.
La via del samurai non è fatta di violenza e di egoismo; è un continuo tentativo di perfezionamento, apprendimento costante, perché come dice Tsunemoto “[…]Quando gli rimane preclusa la via dell’istruzione, un uomo diventa egoista e stupido, accumula errori su errori e finisce male[…]”, certamente il vecchio monaco non conosceva le mezze misure.
Voglio concludere con le parole di Okuma Shigenobu (1833-1922) , primo ministro dell’impero Giapponese per due mandati: “Come nel buddismo ci sono i libri sacri e nel cristianesimo la Bibbia, così per i samurai di Saga c’è la Hagakure”.
Sebbene si dica che “sapere è potere”, trovo che, anche solo la curiosità possa essere un motore sufficiente per spingerci alla scoperta di nuove realtà, come quella della Hagakure e apprezzare ciò che le altre culture hanno da trasmettere.

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da questo mondo
il ciliegio selvatico?”

FURUMARU (Yamamoto Tsunetomo)

 

Articolo a cura di Francesco Baldini