Culturificio
pubblicato 4 mesi fa in Di parola in parola

Slide

Slide

Slide, sinonimo di diapositiva, dal verbo inglese “scivolare, scorrere”, evoca una successione programmata che ricorda la struttura del romanzo 

Lo scrittore Paolo Albani ci parla di slide, «proiezioni del nostro approccio visionario» alla realtà, «sorta di vaneggiamento» che definisce anche la letteratura


Non so se avete mai visto le parole quando fanno lo slalom su una superficie piana, quando si buttano giù a capo fitto, in modo spericolato, all’interno dello spazio bianco di un foglio di carta o in quello della schermata, altrettanto bianca, di un programma di videoscrittura, come Word prodotto da Microsoft (entrambi questi spazi bianchi sono a loro modo metafore della neve), piegando ora a sinistra ora a destra per scansare gli ostacoli che si trovano davanti: segni d’interpunzione, macchie, sottolineature o cancellature, rientri, capoversi.

Ecco, a me la parola «slide», dall’inglese to slide, cioè «scivolare, scorrere», sinonimo di «diapositiva», fa venire in mente quell’azione lì delle parole, lo slalom fra ostacoli disseminati nel tracciato in cui le parole si dispongono, si distendono (vengono accomodate, apparecchiate) quando uno si appresta a scrivere un testo. E non è poi così peregrina l’associazione – slide-slalom, parole accomunate dall’incipit in sl –  essendo, come già detto, che il verbo inglese to slide significa «scivolare»: in effetti le parole scivolano, sdrucciolano (tutte le parole, non solo le sdrucciole) sul piano in cui vengono combinate, in un incastro potenzialmente infinito che rende il linguaggio, grazie all’uso di pochi attrezzi, un affascinante strumento di creatività (Chomsky docet).

C’è della letteratura nel movimento delle slide, nel passaggio da una slide a un’altra, ad esempio quando si usa Power Point durante la presentazione di un lavoro o una conferenza. La successione delle slide, il loro programmato scorrimento fa pensare alla struttura di un racconto o di un romanzo. Ogni slide è un paragrafo, un capitolo. Dentro ogni slide c’è il condensato verbo-visivo di una narrazione. Aziono le slide con la stessa passione con cui sfoglio un libro.

Lo slalom – per tornare all’associazione slide-slalom – è uno zigzagare dentro la traccia delimitata di una pista, un ondeggiamento da una porta a un’altra, al fine di completare il percorso nel minor tempo possibile. A volte gli scrittori si comportano allo stesso modo degli sciatori, quando sono in pista e praticano lo slalom. Anche gli scrittori si muovono da un argomento all’altro, come se stessero smarrendo il filo del discorso; non di rado si perdono in chiacchiere, s’inventano diversivi per allungare il brodo narrativo. Puntano dritti verso un punto (una porta), poi all’improvviso cambiano direzione, virano da un’altra parte (un’altra porta). Qualcuno dice che questa tecnica di sviamento, di apparente deragliamento, finalizzata a procrastinare, rimandare la fine di un testo, è un’arte. Un espediente per tenere viva, stimolare l’attenzione del lettore.

Ricordate il Tristram Shandy di Lawrence Sterne? Universalmente considerato il capostipite del romanzo moderno, è un’opera decisamente insolita, una narrazione che copre solo una giornata di vita della famiglia di Tristram (come l’Ulisse di Joyce). Shan o shandy è un termine dialettale dello Yorkshire che significa «instabile» o «confuso». Lo stile dell’opera è caratterizzato da digressioni, doppi sensi, oltre a una serie di stranezze tipografiche: una pagina completamente bianca, un’altra nera, una marmorizzata, i capitoli a volte di una sola frase. A un certo punto del romanzo, Sterne traccia le linee seguite nel corso dei primi cinque volumi: sono linee storte, ghirigori bizzarri; se aguzzate bene la vista, la linea che riguarda il quarto volume presenta, in alto a sinistra, un andamento a zig e zag, un movimento a molla, uno slalom della scrittura in piena regola.

Con le slide si carbura dal punto di vista della comunicazione, si economizzano le parole, si armonizzano le informazioni: del resto un quasi-anagramma di slide è diesel, se consideriamo doppia la “e”. E cos’è il diesel? Nel gergo comune è ormai considerato sinonimo di gasolio, una miscela di idrocarburi liquidi ottenuta mediante distillazione frazionata del petrolio greggio. Di nuovo una metafora della letteratura che è una miscela, una combinazione di parole.

È un concetto espresso validamente da Jorge Luis Borges ne La biblioteca di Babele: «i suoi scaffali registrano tutte le possibili combinazioni dei venticinque simboli ortografici (numero, anche se vastissimo, non infinito) cioè tutto ciò ch’è dato di esprimere, in tutte le lingue».

Certo, come nota Umberto Eco, questo kit di elementi preconfezionati che è l’alfabeto, composto di un numero variabile a seconda delle lingue, oscillante tra venti e trenta, può dar vita a combinazioni le più diverse e lontane fra loro: Dante ad esempio ne ha tratto la Divina Commedia, Hitler il Mein Kampf e l’oscuro brigadiere calviniano un patetico rapporto burocratico.

Ne La sinagoga degli iconoclasti, Rodolfo J. Wilcock riporta, fra i profili di esseri che, sulle solide basi della scienza o comunque di una qualche disciplina rigorosa, si sono mossi verso la demenza, il caso dell’orologiaio francese Absalon Amet che, nel Settecento, inventa il Filosofo Meccanico Universale, un apparecchio, grande come un’intera stanza, in grado di produrre una quantità quasi infinita di frasi, combinando una serie di vocaboli (sostantivi, avverbi, congiunzioni, negazioni, ecc.) scritti su targhette disposte a loro volta su ruote dentate caricate a molla, regolate nel loro movimento da uno speciale congegno a scatto che periodicamente ferma l’ingranaggio.

Le slide si proiettano, appaiono al fondo di un fascio di luce, e ciò si può ricollegare al fatto che sono proiezioni di un nostro approccio visionario della realtà e che la letteratura, specie per chi scrive, è una sorta di vaneggiamento, un fenomeno ambiguo, innaturale e un poco mostruoso, per citare il Manganelli.

Tutto questo discorso ci porta a una riflessione: le slide sono fra gli strumenti più affascinanti dell’ars combinatoria che rende fertile il campo della letteratura, per quanto ormai stiano lasciando la scena a…


Dal racconto Slide in I sogni di un digiunatore e altre instabili visioni (Exòrma 2018)

Ormai in tutte le case, o quasi, c’è un computer e le persone si sono abituate a gestire la comunicazione, anche la più semplice e la più banale, con vari programmi multimediali, in particolare attraverso l’uso delle slide del Power Point.

Perciò oggi accade che quando, ad esempio, al mattino devo andare in bagno a pisciare (e in effetti ciò accade tutte le mattine), in pochi secondi apro il mio computer e faccio vedere ai miei cari, in procinto di fare colazione, una slide con la foto del nostro bagno o di un bagno standard, un bagno stilizzato che riassume le caratteristiche base di tutti i bagni possibili, in modo che la foto faccia capire subito ai miei interlocutori, cioè ai miei familiari, che l’argomento che voglio trattare in quella circostanza e su cui desidero attirare la loro attenzione è «il bagno». In alto, al centro, la foto contiene una scritta in caratteri bianchi e in stampatello su fondo nero che dice: «FRA CINQUE MINUTI HO BISOGNO DEL BAGNO. LASCIATELO LIBERO PER FAVORE. GRAZIE».

A questo punto, potete scommetterci, succede regolarmente che mio figlio più piccolo, Matteo, che fa la quarta elementare e ha un bel caratterino, prenda il suo computer e mi risponda: «NON ROMPERE I COGLIONI, BABBO. IO DEVO ANDARE A SCUOLA E QUINDI HO LA PRECEDENZA SU TUTTI», accompagnando il messaggio con l’immagine di un edificio scolastico con tanto di scritta sopra l’ingresso «Scuola elementare Italo Calvino».


Paolo Albani Scrittore, poeta visivo e performer, dirige «Nuova Tèchne», rivista di bizzarrie letterarie e non; è membro dell’OpLePo (Opificio di Letteratura Potenziale) e autore di repertori enciclopedici per Zanichelli e Quodlibet su lingue immaginarie, scienze anomale, libri introvabili, istituti anomali, mattoidi e comici involontari; e di un pamphlet sul nulla; l’ultimo libro di racconti è I sogni di un digiunatore e altre instabili visioni (Exòrma 2018). Collabora alla «Domenica de il Sole 24 ore».


Di parola in parola è una rubrica a cura di Emanuela MontiDalla nota introduttiva è possibile scaricare l’archivio della rubrica, uscita finora in forma cartacea nella rivista «Qui Libri».