Federica Ceccarelli
pubblicato 3 mesi fa in Recensioni

“Tecnocina” di Simone Pieranni

se Confucio fosse vivo, farebbe l’ingegnere

“Tecnocina” di Simone Pieranni

A dominare era la cibernetica. Ne seguiva una visione scientifica della società, concepita come un software, ovvero qualcosa che si può programmare, pianificare e controllare, un elemento che – insieme alla tradizione e alle diverse correnti di pensiero che hanno influenzato la Cina – ha finito per fondersi in una sorta di cosmotecnica cinese, come l’ha definita di recente il filosofo Yu Hui. Questo connubio, che nasce durante la fine del maoismo e si consolida nel periodo delle aperture e delle riforme, pone le basi scientifiche per l’apparato politico cinese, e indica una direzione e un postulato: la società si può programmare, pianificare e, in un futuro, magari prevedere.

Tecnocina (ottobre 2023) è il nuovo libro di Simone Pieranni, giornalista esperto di Cina e voce autorevole tra i China watchers italiani. Con questo testo, ADD Editore si conferma un punto di riferimento editoriale per chiunque si interessi di Cina e di Asia in generale.

Tecnocina ci presenta un’analisi originale e approfondita dello sviluppo e del pensiero tecnologico in Cina a partire dal 1949 (anno di fondazione della Repubblica Popolare).

Il testo segue l’ordine cronologico: si inizia dalla fase maoista, per poi attraversare le epoche di Deng Xiaoping, Jiang Zemin e Hu Jintao, e si approda infine al presente di Xi Jinping. In ognuno di questi momenti si osserva una riconfigurazione e rielaborazione del rapporto tra scienza e politica, tra tecnologia e governance, tra informatica e ideologia. Pieranni racconta queste dinamiche, alla base delle quali c’è sempre un legame complesso tra l’uomo di scienza e l’uomo di partito, in una riedizione contemporanea della tradizione cinese che prevedeva una rigida selezione dei funzionari tra i letterati più eruditi e brillanti. I nuovi mandarini sono per lo più ingegneri, o genetisti, o informatici. Sono uomini e donne che dedicano la propria vita alla ricerca, e la propria ricerca alla patria.

Andiamo con ordine; il volume si apre introducendo la fascinazione per la fisica del presidente Mao, sempre molto attento agli sviluppi della ricerca in questo campo tanto da interessarsene personalmente. Sulla scia di quanto avveniva in Unione Sovietica, anche in Cina il partito comunista cercava una legittimazione scientifica del proprio ruolo nella vita dei cittadini. Per farlo, Mao si dilettava con teorie e formule, e celebrava il progresso scientifico come un elemento chiave della nuova Cina socialista.

Mao credeva fermamente che l’elettrone potesse essere divisibile, e le prime discussioni a riguardo risalgono al periodo in cui sentiva la necessità di costruire una bomba atomica […]. La sua ossessione dell’epoca era la fisica delle particelle elementari, da cui traeva la corretta applicazione della dialettica marxista e dell’evoluzione attraverso tensioni e cambiamenti.

La scrittura di Pieranni crea di volta in volta cornici storico-politiche, in cui alterna i ritratti dei protagonisti e delle protagoniste dello sviluppo cinese. Riassume il pensiero dei cinque leader presi in esame, e ne illustra poi i risvolti pratici in ambito scientifico e tecnologico, con interessanti racconti sulle personalità che li hanno prodotti. Ad esempio Xia Peisu, la scienziata che progettò il primo computer cinese e che diede slancio alla ricerca accademica nel campo dell’informatica. O Qian Xuesen, colonna dello sviluppo missilistico e autore di Engineering Cybernetics, volume che ha codificato l’ingegneria dei sistemi e ha aperto la strada alla teoria del controllo. Il testo prende in esame i passaggi principali ultimi settant’anni: dal Great Firewall alla Diga delle Tre Gole, dalla bomba atomica cinese all’imprenditoria delle piattaforme, dall’industria telefonica ai veicoli elettrici.

Questa disamina sfaccettata e composita non si limita a un elenco di progressi, scoperte e conseguimenti. All’autore non interessa tanto spiegare cosa e quando sia successo (anche se lo fa molto bene), ma illustrare come nel tempo si sia (ri)modellato il rapporto tra intellettuali e funzionari in Cina, portando a una visione cibernetica essenzialmente diversa dalla concezione occidentale. La Cina non si è solo trasformata in tutti i settori scientifici da paese arretrato a potenza all’avanguardia; ha soprattutto codificato un linguaggio proprio su come la tecnica sia un fattore capace di moderare, modificare e controllare la società. Soprattutto negli ultimi anni, il PCC ha avanzato il proprio modello di sviluppo “armonioso” basato su questa visione olistica di compenetrazione tra uomo e ambiente, vita e macchine, pubblico e privato. La ricerca cinese appare dunque come un insieme di tasselli finalizzati alla realizzazione di questo progetto sociale, che si tratti di censurare internet o di spedire l’uomo nello spazio.

La scelta di affidarsi alla scienza per giustificare e guidare i processi sociali ha portato con sé anche numerose storture; pensiamo alla politica del figlio unico che, come racconta Pieranni, fu architettata da Song Jian, ingegnere aerospaziale, e dal già citato Qian Xuesen. I loro modelli matematici in tema di demografia trovarono un’applicazione così rigida da generare non solo una politica di controllo delle nascite di per sé controversa, ma anche una tragedia umana su larghissima scala. Sterilizzazioni forzate, donne picchiate e costrette ad abortire, neonati abbandonati o strappati con la forza alle famiglie per affidarli al business delle adozioni all’estero, una disproporzione preoccupante tra il numero di maschi e di femmine nati durante il lungo periodo di applicazione della legge del figlio unico. Tutto questo è stato attuato e legittimato come esigenza matematicamente imprescindibile, in nome della fiducia nella programmazione scientifica della società. Insomma, la “nerdizzazione” della vita collettiva non si è sempre rivelata una scelta umanamente inattaccabile.

Il volume di Pieranni presenta dunque una galleria variegata di storie meravigliose e terribili, talvolta lontane tra loro, ma accomunate da quella cornice organica che è poi il vero oggetto del testo. L’autore ci spinge a prendere consapevolezza di come, pur con modalità e tempistiche piuttosto diverse, la società cinese abbia elaborato una filosofia “cosmotecnica” (per dirla con Yuk Hui, citato a sua volta da Pieranni) propria. In questo, Pechino non si pone tanto come il competitor imitatore dell’Occidente (come siamo talvolta portati a pensare), ma come modello alternativo, basato su una visione del mondo sostanzialmente differente. Per noi lettori e lettrici, questa disamina costituisce una risorsa preziosa contro le semplificazioni dei media mainstream. Tecnocina si presta forse meglio alla lettura di chi ha già una mezza idea di come funzioni la società cinese contemporanea, ma sarà un viaggio piacevolissimo anche per chiunque si identifichi come nerd, smanettone o semplicemente curioso. Infine, specifichiamo che il lavoro di Pieranni si concentra da tempo sui temi di tecnologia, informatica e big data; per chi volesse approcciarsi ex novo a come la tecnologia sta scrivendo il futuro cinese (e non solo), consigliamo di recuperare anche il suo Red Mirror (2020, Laterza).