Culturificio
pubblicato 4 anni fa in Interviste

Una telefonata con Giorgio Montanini

Una telefonata con Giorgio Montanini

A parte qualche incomprensione iniziale, dovuta alla mia precaria linea telefonica, la conversazione con Giorgio Montanini è stata una brillante serie di lezioni.
Giorgio Montanini ha al suo attivo sei spettacoli di stand-up comedy, sorprendentemente scritti in altrettanti anni; tra questi, l’ultimo, Per quel che vale, è in giro tra i teatri italiani a partire dal 17 giugno e a partire dalla sua città d’origine, Fermo (FM). Montanini è però anche alla terza edizione del suo programma, Nemico pubblico, attualmente in onda su Rai3 in terza serata. Di grande successo è stato il suo spettacolo satirico Liberaci dal bene (2015), che ha registrato il “sold out” al Brancaccio di Roma, al Puccini di Firenze e al Nuovo di Milano. La sua comicità caustica e corrosiva è la qualità che lo distingue in un universo comico italiano che ci ha invece abituati ad altro, alle barzellette, alle macchiette. Che lo si ami oppure no, bisogna però prima di tutto comprenderlo. Su questo ed altri punti abbiamo discusso insieme nella nostra lunga telefonata, che mi ha insegnato a comprendere meglio le dinamiche del suo stare sulla scena.
Lezione n°1 : perché ci si sceglie un costume.
A Giorgio ho anzitutto chiesto come mai sul palco si presenti sempre vestito con una camicia nera. Ho scoperto che non sia stata la sua prima scelta, ma che -avendo presente come riferimento Robert Schimmel- stava sul palco in maniera distinta, giacca e cravatta. Messo da parte l’abito, perché abbottonato e serioso per un trentenne, ha cambiato. Perché fondare un’identità che passa anche per la scelta del costume? “Come per Batman: è uno stile, un esempio di riconoscibilità. È anche giusto differenziarsi col nero teatrale da una colorata comicità televisiva”. In una società delle immagini come la nostra, d’altronde, è giusto avere una certa riconoscibilità visiva, d’impatto immediato. Una volontà distintiva che però non parte dall’essere “per professione un caca cazzi. Io faccio il comico. Perché lo amo e non potrei fare nient’altro”. Oggi, Montanini ammette di essere in “controtendenza totale” rispetto alla comicità italiana, perché oggi solo i grandi registrano tanti successi, facendo comicità nei teatri. D’altronde, negli altri Paesi non esistono comici che “si travestono. Magari Sacha Baron Cohen si traveste. Ma vogliamo mettere Cohen con uno che si traveste da Ape Maia a Colorado”. Non bisogna travestirsi, mi ha insegnato Giorgio, perché il pubblico rida già solo di quello; il travestimento serve “per fare accettare alla gente cose altrimenti, senza maschera, inaccettabili. Un piccolo alibi per non sprofondare. Travestendoti da un personaggio che non esiste, stai facendo sentire meglio il pubblico, perché in te non si identificherà mai”.
Lezione n°2 : la qualità della cultura popolare italiana.
montaniniPresentarsi senza maschere, senza travestimenti è uno degli stilemi della stand up comedy. In questo ambito siamo un bel po’ indietro rispetto, ad esempio, agli Stati Uniti. “Rispetto a loro siamo cinquant’anni indietro. In America, Chris Rock -che fa il mio stesso mestiere- presenta gli Oscar. Mica Sanremo!”. Però forse, dicevo anche a lui, si può registrare oggi un’inversione di tendenza rispetto a un abbassamento culturale che ha trasformato anche la nostra comicità. “Dal socialismo di Craxi fino alla deriva berlusconiana, si è abbassata tanto la nostra cultura. Siamo passati da un paese artigiano che faceva ottimi film al Paese dell’aperitivo, della Milano da bere, del bancomat, dei film dei fratelli Vanzina. Noi non siamo l’America, tecnicamente. Abbiamo subito il capitalismo, che in questo Paese non poteva esistere come in America”. Eppure oggi è possibile registrare una tendenza inversa. Ragionando di curve di Gauss, di fondi, Giorgio dice “Io credo che si possa anche scavare dopo aver toccato il fondo. Ma credo anche che, senza voler fare il Renzi della situazione, siamo all’inizio della ripresa. Ai miei live, dove la gente spende dei soldi, lo fa per un comico che non è propriamente un divo della televisione. Molta gente si è rotta i coglioni della televisione e di comici più banali del pubblico che li guarda. E soprattutto sono tutti giovani!”. Montanini, come ha ammesso, gode di grande successo ed è il più bravo in Italia, anche perché non ci sono altri, altrettanto famosi. “Il fatto è che non ci sta nessun altro col quale misurarsi. Qui da noi, la parola genio viene usata per un respiro d’aria fresca, come posso esserlo io in questo ambito”.
Lezione n°3 : come si fa un’onesta critica dello spettacolo.
Con Montanini è inevitabile sondare una forte irriverenza, che forse non viene compresa mai a pieno, perché de-contestualizzata. “Molta gente non capisce un cazzo davvero! Di partenza, per vedere un comico, non bisogna de-responsabilizzarsi e dare una responsabilità al comico che è invece è di altre persone, dei politici. I politici oggi godono dell’immunità per poter dire veramente quello che vogliono”. Dopo una parentesi polemica contro i politici e a favore degli artisti, che godono di una zona franca che non è contestabile, siamo passati alle critiche. Recentemente il critico Bocca ha recensito il suo programma, Nemico pubblico; Bocca “tranne che per il primo Grillo, per Fiorello coi suoi meriti, ha trattato finora con comici che non hanno neanche gli strumenti per rispondergli, per dargli contro, che fanno ridere solo perché simpatici: comici con la terza media!”. Fare critiche, contestare deve toccare i giusti ambiti di competenza “se prendi per contestare la trasmissione i miei monologhi, è come se a Veronesi -invece di criticare il suo atteggiamento brusco, magari- vai a contestare come si curino i tumori. Puoi criticare il mio monologo, ma se lo hai capito”. Diciamo che non sia stata compresa l’esasperazione dei monologhi di Giorgio, che spesso spinge al paradosso alcune affermazioni, soltanto per palesare la loro contraddittorietà. Se “il tossico de spada” e quello che fuma sono sullo stesso piano, è perché realmente non esiste differenza tra il tabagismo convulsivo e l’eroinomane: sono entrambi dei tossici. La critica che Giorgio fa è una critica di costume, che spesso guarda con disprezzo il drogato proprio con gli occhi di chi consuma 50 sigarette al giorno. Forse però ad alcuni la verità fa ancora male, perché la contraddizione è difficile da accettare. Però rimane un colpo basso attaccare i monologhi di un comico, che sono costruiti su una logica ferrea perché il comico “deve essere inattaccabile”.
Lezione n°4 : il comico, il pubblico e la risata. Un palco a tre pareti.
Montanini rispetto al suo pubblico si pone senza molti filtri, rompe ogni sospensione. Si permette di dire tutto al proprio pubblico e si pone alla pari. “Il comico rispetto agli altri attori su un palco non ha la quarta parete. Il comico la rompe e deve essere empatico, in relazione al qui e ora, cercando di essere il più naturale possibile. Il comico, per un fatto tecnico, ha il dovere di non cercare il consenso del pubblico in maniera prona. Non deve fare il ruffiano”. Verrebbe meno il senso della comicità, che gioca sul contrasto. La comicità è un’arte perché “veicola cose che se dette in maniera non comica sarebbero inaccettabili. Perlomeno la parte più nobile della comicità. Perché se far ridere in sé fosse la cartina al tornasole di uno spettacolo comico, allora il più grande comico -ti dico- sarebbe la macchina per il solletico”. Bisogna chiedersi il perché si ride, perché “anche la risata è tecnica. È un riflesso involontario come il martelletto sul ginocchio”. Insomma: non si ride allo stesso modo con Jerry Calà o con Lenny Bruce.
Ai miei ringraziamenti per la disponibilità concessa, Giorgio mi ha risposto “non è mai una scocciatura rispondere a un’intervista. Chi si chiude a queste esperienze.. non c’entra un cazzo il successo o il non-successo di una persona. Il successo fa la stessa cosa dell’alcol: mette in evidenza quello che prima la persona faceva solo dentro casa”.

 

Intervista a cura di Marco Miglionico

 

Crediti per l’immagine in evidenza: www.tychemagazine.it