Lucio Gava
pubblicato 1 anno fa in Cinema

Yuppies 2 (1986)

Yuppies 2 (1986)

A bordo di un lungo yacht navigato da un De Sica spalleggiato da Lisa Stothard, futura moglie di Nicolas Cage, tra due garrenti bandiere italiane, sulle note di Every Beat of My Heart di Rod Stewart; ci emozioniamo, ci emozioniamo veramente perché tutto questo è un tempo passato, guadagnato nei sogni, in un momento in cui sembrava ancora possibile ogni cosa, pure la più bieca, la donna riducibile a conquista ed oggetto, l’uomo a fertile animale produttivo, la vita a piacere acquisito e abbandonato, l’amicizia pagata e mantenibile a suon di vantaggi reciproci.

Qui ci si sente a casa. Da Gatto Silvestro a Maradona, da Ivana Spagna a Lionel Richie, dal caviale allo Champagne, dalla Ferrari alla Roll Royce, da Carmen Russo a Gualtierio Marchesi, in “Yuppies 2” diretto da Oldoini, seguito secondo dell’omonimo e coevo film di Vanzina, si ritrovano tutti gli stereotipi del consumismo elitario degli anni Ottanta, dell’Italia trainante l’economia Europea e della Milano da bere, distante decenni, sembranti secoli, l’attuale prudenza post crisi subprime.

Se Nostalgia è la prima parola affiorante sulle labbra, quando rivediamo in televisione quegli ormai attempati protagonisti che ne hanno fatto la storia recente, da Jerry Calà a Christian De Sica, da Massimo Boldi a Ezio Greggio, da Miss Italia Federica Moro a Athina Cenci; vivono nella televisione, loro scatola elettiva e d’adozione, né più grandi né più piccoli della sua dimensione ridotta; dobbiamo pur chiarire che quell’ostentazione della vacuità del benessere, quando i milioni di lire a sei zeri diventati presto miliardi a nove zeri moltiplicavano le speranze di ricchezza, a differenza del più modesto euro, quell’ostentazione non è distante da quella attuale, più garbata, un poco più prudente, tipica dell’uomo medio italiano.

Se le commedie di fine secolo di Parenti, di Vanzina e di De Laurentis, da “Borotalco” a “Sapore di mare”, da “Vacanze di Natale” a “Yuppie”, da “A spasso nel tempo” a “Paparazzi” ai vari triti e ritriti Cinepanettoni hanno rappresentato un’epoca, la nostra epoca di figli del Benessere e compagni della crisi, eliminando la bieca accezione filocomunista. E con gli slogan “Libidine”, “Faccia da pirla”, “Ciao cipollino” e tutta una serie di mimiche facciali e gestuali sono entrati nel repertorio dei brizzolati dirigenti di questa Italia post-crisi, ricordandoci quelli che siamo stati, quelli che noi italiani medi aspiravamo ad essere, ed alcuni di noi sono riusciti a diventare, noi persone passanti inavvertitamente dall’arco dell’esistenza a quello della comune Storia umana.

A distanza di più di trent’anni e ripeto trenta anni, in 104 minuti circa riceviamo una breve, amara lezione sulla fallacia dei sogni, ma non solo, sulla circolarità della Storia. Perché?

Perché se a questa commedia all’italiana è difficile accostare l’aggettivo artistico, per nulla erede della precedente di Fabrizi e Toto, della Loren e di Mastroianni, di Gassman e della Mangano diretti dai vari Monicelli e Risi, Germi e Comencini, De Sica padre. Basterebbe spingerci in maniera temeraria di un paio di millenni indietro, pur rimanendo in Italia, ed accostarla alle commedie dei vari Plauto e Nevio, per iniziare ad avere dei dubbi sulla sua identità. Ma, come detto, questa è senz’altro un’azione temeraria, quanto basta per indurci a credere che stabilire un alto e un basso artistico, sia forse inutile, forse, forse la Storia artistica, quindi quella umana, è una spirale che sale e scende, avanti e indietro nel Tempo.

Nelle smorfie di De Sica figlio, nei suoi modi compiacenti e opportunistici, nella sua nera chioma e nel viso giovane e abbronzato, eccoci perduti trent’anni di vita nel tentativo, nei più fortunatamente fallito, di far propri quei modi e quei mondi.

Il rimpianto di un’Italia potente andata, e noi insieme ad essa, che sembrava potere tutto, anche far passare la mediocrità per lusso, quindi, forse, per arte.

 

L’immagine in evidenza proviene da: https://it.wikipedia.org/wiki/Yuppies_2