Maria Concetta Fontana
pubblicato 3 mesi fa in Cinema

Ben is back

di Peter Hedges

Ben is back

È la Vigilia di Natale quando un ragazzo incappucciato di cui si intravede appena il volto si avvicina ad una abitazione, bussa, guarda dentro ma non trova nessuno se non il cagnolino di famiglia. Poco dopo giunge Holly, la quale commossa per la gioia, scende dall’auto e corre ad abbracciare quello che si scopre essere suo figlio Ben, inaspettatamente tornato dal centro di recupero per tossicodipendenti.

Comincia così il nuovo film di Peter Hedges, Ben is back, il racconto di ventiquattr’ore che si trasformano nel difficile cammino di una madre al fianco del proprio figlio, il cui sguardo indecifrabile ben rappresenta la personalità enigmatica di un ragazzo che apparentemente si è lasciato alle spalle i problemi e cerca di inserirsi nuovamente all’interno della normalità della vita familiare. La sorella Ivy si dimostra diffidente, ben consapevole che il fratello è bravo a mentire e soprattutto che la madre, desiderosa di poter credere nuovamente a quel figliol prodigo che ha rischiato di perdere a causa della droga, potrebbe lasciarsi offuscare la mente dall’amore che prova per lui. Questa volta però, Holly, benché felice e piena di speranze per il miglioramento di Ben, è decisa a non farsi ingannare, pronta a controllarlo e seguirlo ovunque.

Durante la prima parte il film procede tranquillo mostrando una famiglia che, complice l’atmosfera natalizia, sembra aver recuperato la serenità, ma in cui allo stesso tempo una serie di silenzi e frasi accennate rinviano ad un passato travagliato che ha messo a rischio l’intera famiglia e le cui possibili ripercussioni continuano a restare in agguato. E infatti si tratta della calma prima della tempesta che inevitabilmente scoppierà nella seconda metà della pellicola, dove la minaccia si fa concreta: l’arrivo di Ben porta con sé anche il ritorno dei suoi fantasmi. Come in altri celebri racconti il Natale sembra il momento propizio in cui il passato fa visita ad un’anima tormentata costringendola a fare i conti con i momenti oscuri della propria esistenza. Il risultato può essere una catarsi oppure la fine definitiva di tutto.

Questo viaggio conduce Holly nei meandri più torbidi della vita precedente del figlio, un ragazzo sia tossicodipendente che spacciatore, il quale dunque non soltanto si è fatto del male ma ne ha fatto a sua volta, colpevole di aver trascinato con sé altri giovani, attirandosi così l’odio dei loro genitori. Anche da questi sensi di colpa Holly cerca di proteggere Ben, arrivando addirittura a giustificare il suo comportamento in un eccesso di amore materno, che qui mostra anche il proprio lato egoistico, pronto a difendere in ogni circostanza il proprio “bambino”.

La notte della Vigilia si trasforma in una lunga discesa negli abissi non soltanto di Ben, ma di un’intera comunità, in cui Holly oltre che ad entrare in contatto con un ambiente pericoloso, scopre anche che persone insospettabili hanno contribuito a spingere il figlio verso la droga. La città mostra il suo lato oscuro, ogni strada, ogni casa, ogni edificio rappresentano un momento della tossicodipendenza di Ben: l’abitazione dell’uomo che lo riforniva di stupefacenti, il vicolo dove ha commesso un furto pur di comprarsi una dose o il negozio vicino al quale spacciava. Si tratta di una prova dura per una madre, la quale fatica a tollerare che il proprio figlio abbia potuto commettere certe azioni, ma che nonostante tutto continua a stargli accanto, cercando fino alla fine di proteggerlo e non lasciare spazio alla disperazione.

Julia Roberts interpretata intensamente questo ruolo, alternando la paura di una donna che ha imparato a non fidarsi più del frutto del proprio sangue, che la dipendenza dalle droghe ha trasformato in un abile bugiardo e in una persona potenzialmente pericolosa, alla voglia di credere che sia finalmente ritornato il ragazzo di un tempo. La difficile parte di Ben è invece affidata al giovane e promettente attore Lucas Hedges (già candidato all’Oscar con Manchester by the sea nel 2017), figlio del regista della pellicola, il quale riesce a non scadere mai nel patetismo, donando un’interpretazione genuina ed equilibrata.

In definitiva Ben is back è un film che emoziona, in cui lo spettatore resta costantemente in tensione, ben sapendo che i momenti di calma sono apparenti e possono esser interrotti da un momento all’altro. Una pellicola che può contare sulla sensibilità dei suoi due attori principali, la cui bravura mette in scena con delicatezza il dramma di un giovane che diventa anche quello di un’intera famiglia. È un inno al coraggio infinito di una madre, pronta ad accompagnare il figlio nel suo inferno, cercando di tenerlo in una stretta talmente forte da non perderlo di nuovo.

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