Culturificio
pubblicato 4 anni fa in Arte

Berthe Morisot

la sognatrice dell’Impressionismo raccontata da Mallarmé

Berthe Morisot

La prima retrospettiva dedicata a Berthe Morisot, con 394 opere tra tele e disegni, è stata organizzata nel marzo 1896 dal gallerista Paul Durand-Ruel assieme al gruppo degli Impressionisti. Questa mostra è stata arricchita da un catalogo la cui commovente prefazione, scritta da Stephané Mallarmé, traccia con il suo stile inconfondibile il ritratto della Morisot. Era passato un anno esatto dalla sua improvvisa morte causata da una grave polmonite. I suoi amici pittori più cari, quali Edgar Degas, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, ricordarono Mme Morisot come una «maga dell’arte», capace di emanare una presenza raffinata ed elegante. Incantevole era l’atmosfera che si viveva nel suo “alto salone” che al mattino era «discretissimo studio d’arte», mentre alla sera diventava un piacevole salotto culturale.

Berthe Morisot era nata nel 1841 a Bourges da una famiglia dell’alta borghesia francese, questa sua condizione sociale adagiata le permise di studiare da privatista il disegno e la pittura, in quanto fino al 1897 alle donne era vietato frequentare l’Ecole des Beaux-Arts. Inizialmente studiò da Guichard, allievo di Delacroix, le basi anatomiche del disegno per poi aprirsi alla nuova poetica pittorica dell’en plein air appresa da Camille Corot. Dal maestro della Scuola di Barbizon apprese l’importanza del contatto con la natura, la libertà d’esecuzione e l’attenzione alla rapida variazione degli effetti di luce osservati dal vero che costituiscono le basi fondamentali dell’Impressionismo francese.

Nel 1868 il pittore Henri Fantin – Latour aveva fatto incontrare la bella e taciturna Berthe con il dirompente Edouard Manet, influente capofila di giovani pittori chiamati “Intransigenti”, che si battevano per il rinnovamento dell’arte. Da quell’incontro era nato un strettissimo rapporto di ammirazione e stima reciproca che durò fino alla morte di Edouard avvenuta nel 1883. Il pittore francese rimase rapito dalla bellezza di questa «mademoiselle sempre ben vestita con classe, dai lineamenti meravigliosamente marcati e da un viso limpido». Tutto il suo fascino veniva accentuato dalle labbra che accennavano un sorriso particolare, spesso accompagnato dalla forza espressiva del suo sguardo. I suoi occhi grigio-verdi erano fin troppo grandi e intensamente scuri che Manet li dipinse sempre neri, per catturarne tutta l’energia magnetica e tenebrosa. Berthe Morisot viveva nei suoi grandi occhi, incredibilmente vigili nella loro continua azione di vedere il presente in tutta la sua purezza.

Édouard Manet, Berthe Morisot con cappello nero e mazzolino di violette, 1872, olio su tela

Per questo la Morisot era diventata la musa prediletta di Manet, che la raffigurò in una serie di ben undici ritratti, alcuni celebri come: Il balcone, Il riposo, Ritratto di Berthe con un mazzetto di viole, etc. Dicerie del tempo sostenevano che la stessa Morisot si fosse innamorata di Manet, ma lui la respinse. Il suo sogno d’amore non era riuscito a coronarlo con l’amato Edouard per questo sposò nel 1874 il fratello minore, Eugené. In quello stesso anno prese parte alla rivoluzionaria prima mostra degli Impressionisti tenutasi nello studio del fotografo Nadar. Da quel momento in poi Madame Manet divenne la prima donna a far parte del gruppo impressionista partecipando a tutte le mostre, ad eccezione di quella del 1879, poiché l’anno prima era nata sua figlia Julie. Grazie alla sua condizione familiare privilegiata sostenne anche economicamente giovani talenti, come Seurat che espose nel 1886 Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte all’ultima mostra impressionista.

Nella schiera dei suoi grandi stimatori, brilla il profondo legame d’amicizia-venerazione che unì il poeta simbolista Stéphane Mallarmé con la Signora dell’Impressionismo. Di lei ammirava il talento innato per la pittura, coltivato fin da giovane con grazia e passione assieme all’amata sorella Edma, anche lei pittrice e spesso modella delle sue numerose tele, come nella famosa La culla dipinto nel 1872 a Parigi.

L’artista raffigura la sorella mentre guarda dormire la figlioletta Blanche. Questa è la prima volta che una figura materna appare nell’opera della Morisot: il soggetto ritratto in questa tela diventerà uno dei temi preferiti dalla pittrice. Lo sguardo amorevole della madre e gli occhi chiusi della piccolina tracciano una diagonale che mette maggiormente in evidenza il movimento della tenda sullo sfondo: si tratta di un legame profondo che unisce la madre con la sua bambina. Il gesto di Edma, che frappone il velo della culla tra lo spettatore e la neonata, contribuisce a rafforzare ancora di più questo sentimento di affettuosità materna e di amore protettivo espresso nel quadro. La serenità della scena viene sussurrata sulla tela con dei toni chiari e pennellate vellutate intrise da effetti di luminosa trasparenza. Per aumentare il suo tocco opalescente la Morisot unisce i colori ad olio con gli acquerelli.

La sua attività artistica la si potrebbe definire come l’incanto del quotidiano nel dipingere scene tratte dal suo mondo femminile: dall’intimità dell’ambiente domestico a immagini che colgono l’essenza del proprio nucleo familiare. Lei viveva di pittura e dipingeva la propria vita con quadri che parlavano di sé. Una sorta di diario segreto nel quale il colore e il disegno, forti mezzi espressivi, sono uniti da un’indissolubile relazione tra l’ideale artistico e l’intimità esistenziale.

Per Mallarmé «l’amichevole medusa» dallo sguardo magnetico era un’opera d’arte vivente, «capace di badare la noia con una maestria singolare». La sua pittura avvolta in una delicata superficie emanava un “profumo” polveroso e ipnotico che si nascondeva nel mistero del silenzio. Un silenzio, che però diventava spettacolo di un moderno incantesimo, risultato di un’alchimia tra mobilità e illusione. Non erano altro che puri attimi di emozione dipinti in dolcissimi ricordi. La sensazione che provava il poeta nell’ammirare i quadri della Morisot era quella di «una carezza radiosa, idilliaca» che svaniva leggiadra come il volo di una farfalla nella sua memoria. Le pennellate di Madame Manet racchiudevano verità radiose in grado di smaterializzare tocco a tocco la natura, dissolta con il colore trasparente dell’aria.

L’apparente fragilità che divenne il suo punto di forza e la sua caratteristica la resero la Sognatrice dell’Impressionismo, la quale «non poteva fare a meno di vedere ciò che sognava e sognare ciò che vedeva». Dalle parole del critico d’arte irlandese George Moore, anche lui appartenete alla cerchia degli ammiratori della Morisot, si ribadisce l’importanza straordinaria lasciata da questa donna – prima ancora dell’artista – nella pittura della seconda metà del XIX e inizi del XX secolo:

Soltanto una donna ha avuto la capacità di creare uno stile inconfondibile, e quella donna è stata Berthe Morisot. I suoi quadri sono le uniche opere che non potrebbero essere distrutte senza creare un vuoto nella Storia dell’arte.


Bibliografia:
W. Ingo F.( a cura di), Impressionismo, Taschen Italia Edizioni Milano, 2008
S. Mallarmé, Manet e gli altri. Scritti d’arte, Medusa Edizioni Milano, 2004
S. Mallarmé, Paul Valéry, Berthe Morisot. Ediz. illustrata, Castelvecchi Edizioni Roma, 2016
I. Papin-Drastik, M. Vallès-Bled, H. Wilhelm, Berthe Morisot: Regards pluriels, édition bilingue français-anglais, Mazzotta Edizione Milano, 2006

Articolo a cura di Antonella Aricò

Dedicato a Melissa M.

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