Giulia Mattioni
pubblicato 1 mese fa in Arte

Canova – Eterna bellezza

Canova – Eterna bellezza

Dal 9 ottobre al 15 marzo 2020 presso il Museo di Roma a Palazzo Braschi sarà possibile visitare una mostra dedicata al genio di Canova e al suo rapporto con Roma. La mostra offre l’opportunità di scoprire quanto Roma sia stata fondamentale per il grande scultore e allo stesso tempo quanto Canova abbia contribuito a rivoluzionare il linguaggio artistico di questa città; un legame imprescindibile tra i due che l’esposizione riesce ad esaminare sotto vari aspetti. Per l’evento sono avvenuti dei prestiti davvero straordinari che hanno contribuito a fare luce sull’esperienza romana di Canova; opere provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, dai Musei Vaticani, dal Museo Archeologico di Napoli, dal Museo Antonio Canova di Possagno, dall’Accademia di San Luca e da altre istituzioni che rendono questa mostra-evento, così è stata giustamente definita, un’occasione da non perdere.

La mostra inoltre vanta un allestimento davvero eccezionale attraverso soluzioni illuminotecniche all’avanguardia che ripropongono la stessa atmosfera con cui Canova mostrava le sue opere presso il suo atelier, cioè al buio e illuminate da una torcia. L’impatto visivo è perciò sensazionale. Il curatore, Giuseppe Pavanello, ha voluto rispettare anche un altro dei metodi utilizzati da Canova nel mostrare i suoi capolavori, quello di mostrare le sue opere posizionate su un dispositivo girevole che permette di ammirarle in tutti i loro scorci restando fermi in un punto, così che lo sguardo dello spettatore si lasci trasportare nei suggestivi giochi di luce che illuminano le membra. Noi siamo fermi, sono le opere che si muovono e sembra quasi che prendano vita.

Il rapporto di Canova con Roma e quindi con l’antico fu cruciale per la sua attività, un dialogo costante e proficuo, egli però a differenza di tanti artisti si rifiutò sempre di realizzare copie di sculture classiche, reputandolo lavoro indegno di un artista creatore, limitandosi a osservare e memorizzare. Risulta perciò quanto mai puntuale all’interno di questa esposizione il confronto tra sculture di Canova con sculture antiche, come quello che troviamo tra l’Amorino alato dell’Ermitage con l’Eros Farnese prestato eccezionalmente dal Museo Archeologico di Napoli.

Non solo le grazie guidavano la sua mano accarezzando i molli contorni delle membra voluttuose ma che sentiva tutta la posa erculea per vibrar vigorosa la mazza sullo scalpello, e far volare le schegge dei marmi dalle sinuosità risentite dei forti muscoli degli atleti e dei combattenti (Leopoldo Cicognara).

All’interno della mostra sarà possibile poi ammirare i bozzetti, disegni e modellini di Canova per i grandi monumenti funerari di Clemente XIV e il Monumento agli Stuart. Davvero sorprendente è la sala che ripropone l’atelier di Canova; questo era uno studio diventato famosissimo all’epoca, dove i maggiori cultori d’ arte si recavano a fare visita al genio scultore. Ebbene qui, a Palazzo Braschi è stato riscostruito lo studio canoviano con bozzetti, modellini, sculture, gessi tra cui quello di Amore e Psiche in un ambiente impregnato di atmosfera neoclassica. È dal 1770 che a Roma si rivoluzionò tutto, Winckelmann il padre del neoclassicismo aveva detto:

l’intelletto sano preferisce il fare con poco al fare con molto: cosi una singola figura può essere la scena di tutta la maestria di un artista.

È la nascita del nuovo stile tragico e Canova è in prima fila già con il Monumento funerario di Clemente XIV, come uno spartiacque tra due epoche. Se ne elogia subito l’eleganza, la semplicità, il riposo e comincia immediatamente il pellegrinaggio allo studio dell’artista. La mostra ci presenta perciò uno dei massimi esponenti del neoclassicismo, ma riesce ad andare oltre. Infatti, tra le opere che emergono da questa straordinaria mostra-evento vi è la Maddalena Penitente, un unicum nella produzione dell’artista, in cui ammiriamo un Canova poco aderente al “bello ideale” che in questo caso si orienta verso una creazione del genere patetico. Trasposta dalla Dafne di Bernini, la Maddalena Penitente, tra l’altro fra le rare opere di Canova di carattere religioso, è giocata su una strana ambiguità tra sacro e profano. Canova riesce a creare delle simulazioni visive incredibili; pelle carnosissima, roccia scabrosa, teschio liscio, stoffa vellutata, capelli finissimi e la croce in bronzo dorato. Viene esibita qui a Palazzo Braschi esattamente come lo era nella dimora di Giambattista Sommariva in età neoclassica, cioè posizionata su stoffa blu, con dietro uno specchio che permette di ammirarne anche la parte posteriore e illuminata da una luce tenue a risaltarne la drammaticità.

L’esposizione non finisce qui poiché vi è una mostra nella mostra; verso la fine del percorso ci sono ancora tre sale ad omaggiare i capolavori di Canova, dedicate alle fotografie di Mimmo Iodice che con estrema abilità tecnica riesce a restituirci, mediante la fotografia, dettagli di carne e di sensualità straordinari.

Nell’ultima sala ci si trova poi in un ambiente quasi magico: al centro è posizionata la Danzatrice, prestata dall’Ermitage, la sala è buia, le pareti ricoperte da specchi, la Danzatrice al centro su un dispositivo girevole, illuminata da una luce calda e tenue sembra che stia danzando proprio per noi.

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