Giulia Mattioni
pubblicato 2 settimane fa in Arte

Corrado Cagli – Folgorazioni e Mutazioni

Corrado Cagli – Folgorazioni e Mutazioni

Da venerdì 8 novembre al 6 gennaio 2020, presso il Palazzo Cipolla di Roma, sarà possibile visitare la mostra retrospettiva antologica dedicata all’opera di Corrado Cagli, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro-Internazionale.

Ancora una volta questa Fondazione dimostra l’altissimo livello scientifico delle mostre che organizza. Il percorso espositivo offre l’occasione di ripercorrere la vasta ed eclettica produzione di Cagli che spazia da disegni, sculture, arazzi, costumi teatrali, dipinti; tutte opere provenienti da varie collezioni private e da importanti istituzioni. L’esposizione ricostruisce perciò la carriera di questo grande artista, importantissimo per la città di Roma poiché fu tra i fondatori del Gruppo dei Nuovi Pittori Romani, definito anche Scuola Romana, insieme a Capogrossi e a Cavalli. La città di Roma in un certo senso, gliela doveva una grande antologica ad uno degli artisti più visionari del Novecento italiano.

L’allestimento ha il merito di illustrare al visitatore l’immensa opera (la mostra espone circa 200 opere) di uno degli artisti più versatili del Novecento italiano che non si volle mai conformare ad un unico stile ma si sentì sempre libero di spaziare e di sperimentare, ed è stata proprio questa sua libertà a renderlo davvero un grande Maestro. La sua curiosità lo indusse a cercare continue contaminazioni con altri linguaggi artistici come l’architettura, il teatro, la letteratura rendendolo così ai nostri occhi estremamente contemporaneo poiché viviamo in un momento storico in cui la contaminazione dei linguaggi appare sempre di più la chiave vincente per molti artisti. Ciò che emerge dalla visita a questa mostra è la modernità della lezione di Cagli, il quale riesce ancora a comunicare ad un vasto pubblico la potenza dell’arte.

Perché l’arte innalza lo spirito e, purificando la materia, purifica l’uomo( C. Cagli)

Antesignano della street art italiana, già negli anni Trenta del Novecento Cagli scriveva quanto fosse importante che la pittura contemporanea occupasse anche i muri e le pareti, partecipando a grandi cicli di affreschi e scrivendo il celebre articolo Muri ai pittori. Il percorso espositivo permette al pubblico di vedere i maggiori cicli pittorici dell’artista, dai primi lavori giovanili in maiolica e ceramica, a quelli realizzati ad olio durante il periodo della Scuola Romana, dalle sperimentazioni neometafisiche elaborate in America, gli studi sulla quarta dimensione, alla serie delle Metamorfosi, all’enigmatica serie delle Carte fino alle Mutazioni Modulari degli anni Settanta. L’allestimento davvero impeccabile, riesce in ogni sala a ricostruire un preciso momento di ricerca artistica di Cagli e risulta incredibile come, passando da una sala all’altra del museo, ci si possa confrontare con opere così differenti tra loro ma del medesimo artista e rendersi conto di come in ogni sala Cagli raggiunga una padronanza del linguaggio sempre di altissimo livello.

Una volta diventato artista di grande fama in Italia fu costretto poi ad espatriare nel 1938 a causa delle leggi razziali, rifugiandosi a Parigi e poco dopo a New York. Durante il momento dell’esilio, fondamentale si rivela per Cagli il disegno e l’approccio alla metafisica che saprà sviluppare in maniera autonoma. Quanto mai calzante risulta il titolo della mostra poiché racchiude le due caratteristiche principali di tutta la carriera artistica di Cagli, quello delle Folgorazioni come «improvvise manifestazioni di idee» e mutazioni in quanto il cambiamento e la variazione è la costante di tutta la sua produzione artistica. Un punto di vista davvero interessante che permette al visitatore oltre che di ammirare le opere di Cagli anche di avere degli spunti di riflessione sull’importanza del cambiamento e della sperimentazione necessaria in ogni campo artistico. È stato un artista visionario, coraggioso nell’esprimersi tramite linguaggi diversi, affinando sempre la sua tecnica e continuando la sua ricerca senza mai cadere nel banale e questa mostra senza dubbio gli rende merito.