Alessandro Foggetti
pubblicato 3 settimane fa in Cinema

Dolor y Gloria (2019) di Pedro Almodóvar

frammenti di memoria, cinema e luce

Dolor y Gloria (2019) di Pedro Almodóvar

Un cammino lungo e tortuoso verso quella che dovrebbe essere la vetta, la notorietà. Un sentiero fatto di salite e discese che modellano il percorso artistico del regista, raffigurate attraverso frammenti di memoria, di vita. Dolore e gloria, sacrifici e soddisfazioni, passato e presente, amori e amicizie, cinema e arte. L’ultimo film di Pedro Almodóvar, Dolor y Gloria, è un’autobiografia ricca di colori, di luce e di passione, quella per la vita e, ovviamente, quella per il cinema.

Il cineasta spagnolo mette in scena il suo passato cogliendo da questo gli elementi che vengono trascinati, distorti e modellati nel presente. Oggetti, dialoghi e immagini che rigenerano, naturalmente, la sua visione della vita. I flashback del protagonista, Salvador (Antonio Banderas), sono i pezzi pregiati del mosaico narrativo; leggeri ed eleganti si inseriscono perfettamente lungo il racconto, arricchendo sempre più il significato delle sequenze ambientate nel presente. La composizione di questo mosaico filmico – colorato, caldo e luminoso come l’ispanica scenografia – è un vortice di emozioni in cui lo spettatore riesce facilmente ad immedesimarsi attraverso le tematiche della quotidianità e della sincerità con cui il regista racconta la sua vita, senza timori; mettendosi a nudo, palesando le sue dipendenze e le sue debolezze, mediante le memorie della sua infanzia e della crisi artistica e psicologica che sta attraversando.

I problemi fisici di Salvador fungono inconsciamente da capro espiatorio per il suo deludente momento artistico, ma proprio un elemento del suo glorioso passato – il restauro di un suo vecchio film – risveglia in lui qualcosa che lo condurrà, come un lungo domino, a rivivere non solo mentalmente le vicende del passato, ma anche realmente: riaprendo le porte di una vecchia amicizia, ritrovando il suo più grande amore e mettendo in discussione il suo rapporto con la settima arte.

La madre di Salvador, Jacinta (Penélope Cruz), è l’imprescindibile protagonista dei suoi continui ricordi, il sacrificio e la povertà da cui la sua famiglia è partita hanno forgiato profondamente la sua educazione. Descritti minuziosamente, i luoghi che accolgono questi ricordi, sono spazi di riflessione. Una grotta e una stazione ferroviaria deserta diventano la culla dei momenti e dei dialoghi emblematici con la madre. Infatti, sono presenti oggetti e parole che riemergono ciclicamente anche nella fase più matura del protagonista, dove la madre – ormai anziana – si trasforma in un ricordo nel ricordo, esprimendo tutta la malinconia e i rimorsi che Salvador nutre e alimenta interiormente. Jacinta è la donna che accende e spegne l’interruttore della sua memoria, ma è anche la luce che illumina il buio artistico del presente. Pezzo dopo pezzo il mosaico filmico prende forma, con le dovute conclusioni, aperte e metafisiche, che il regista spagnolo rappresenta abilmente. Il suo corpo riprende forza, come una sorta di ritorno alla giovinezza; i ricordi di sua madre trovano finalmente una casa nel suo inconscio e la sua più grande passione, il cinema, recupera ispirazione proprio attraverso le sue memorie.

Dolor y Gloria è forse il film più suggestivo e importante di Almodóvar proprio perché nasce nel momento più delicato e maturo della sua carriera artistica. Una presa di coscienza della propria vita che sfocia in un’opera meravigliosa e splendente.

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