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pubblicato 5 anni fa in Altro

Il problema Jean-Jacques Rousseau

le contraddizioni di un "quasi" contemporaneo

Il problema Jean-Jacques Rousseau

rousseau_2Rousseau: uomo dalle mille sfaccettature e dai mille risvolti psicologici, sia ironici che drammatici, è stato, possiamo dirlo, un vero e proprio precursore della modernità. Dalle sue opere emerge la particolarità del suo essere: un antieroe, un uomo del ‘700, ma con le caratteristiche di un uomo del ‘900, quasi un contemporaneo e caratterizzato quindi da molte contraddizioni.

EmileTitleE la contraddizione che emerge maggiormente è la distanza tra le teorizzazioni contenute nelle sue opere e la sua vita vissuta; penso soprattutto al personaggio che emerge dalle opere autobiografiche (le “Confessioni” e le fantasticherie del passeggiatore o al trattato pedagogico “Emilio”, nel quale teorizza precetti su come educare i fanciulli, ma poi esiterà ad abbandonare i suoi cinque figli). La domanda costante che si pone chiunque si avvicini alle sue opere biografiche è la seguente, ovvero: come è possibile che un uomo così fragile, così umorale, così instabile nei suoi comportamenti possa aver elaborato delle teorizzazioni di così alto livello? La risposta è tanto paradossale quanto semplice: le sue opere non sono altro che la rappresentazione del dramma personale di un uomo, vittima delle sue passioni e delle sue paradossali contraddizioni. Sono principalmente due i fardelli che Rousseau si porterà dietro per tutta la vita: un rapporto irrisolto, quasi malato nei confronti delle figure femminili, ed una costante forma di vittimismo nei confronti della società, che considerera’ come una perenne minaccia durante tutta la sua esistenza. L’uomo di Rousseau è espressione della passione, intesa come superamento di un epoca in cui la ragione, con i suoi obiettivi, portava quasi ad un mutamento delle caratteristiche propriamente umane: potremmo definirlo l’autore della sensibilità, che Kant fonderà con l’intelletto. Ed il problema che Rousseau denunciò, senza nemmeno rendersene conto, fu quello che con il puro intelletto e con la pura ragione, cadiamo inesorabilmente nel “mare ghiacciato”.

Qual è infatti la caratteristica propriamente umana, che rappresenta l’irriducibile singolarità ed unicità di ogni individuo? È proprio la sensibilità, intesa come coacervo di istinti misti ad intuiti che delinea il carattere umano profondamente contraddittorio, ma allo stesso tempo riflessivo, foriero di rovesciamenti, scissioni, laceramenti interni, debolezze….

Rousseau è il primo autore, che porta questi elementi nella storia della filosofia, temi che, innalzati al rango di scienze, si dimostreranno come i disvelatori esistenziali della avveniristica psicanalisi freudiana. Possiamo dunque dire che l’uomo Jean Jaques teorizzò per primo l’intimità , intesa come spazio di appartenenza esclusivamente personale, ma al tempo stesso immateriale, entro il quale i nostri sentimenti, pulsioni e sensazioni possono rifugiarsi dalle tenaglie onnipervasive di quel mostro frutto della modernità chiamato “società “. La società dalla quale Rosseau cercherà di fuggire per tutta la sua esistenza, ma che, dal punto di vista teorico cercherà di controllare e superare grazie al “Contratto Sociale”.

L’opera infatti venne bollata superficialmente da molti come un testo in cui emergevano i primi postulati comunisti 104_couverture-contrat-socialdella modernità, ma in realtà è espressione di un progetto molto più ampio e assai più sofisticato dal punto di vista concettuale. In realtà Rousseau aveva rintracciato nel precedente “Discorso sull’origine della diseguaglianza tra gli uomini” la discriminante che caratterizzerà le vicende economiche politiche e sociali del ‘900: la proprietà privata.

Rousseau intuirà infine (attraverso la metafora del corpo politico che viene paragonato al corpo umano, all’interno del quale ogni membro non deve mai prendere il sopravvento sulle altre parti del corpo) come sia importante che la volontà generale debba sempre prevalere sull’interesse personale e privato ; e non è forse questo il principio che dovrebbe guidare ogni azione politica? La politica, caratterizzata dalla prassi, non deve avere alcuno scopo personale come obiettivo ma deve avere il suo fine in se stessa. Possiamo quindi affermare che
Rousseau postulò almeno tre secoli prima degli scandali politici contemporanei “la patogenesi del moderno”: rivendicò quindi l’autentica natura disinteressata della politica servitrice del bene comune.

Concludendo, sono tre le parole chiave di Rousseau: passione, sensibilità, e politica, e sfido chiunque a scindere una di queste tre parole dalle altre due.


Articolo a cura di Tommaso Di Leo