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pubblicato 4 anni fa in Altro

Lester Bangs: critico, rivoluzionario, intellettuale

Una "guida ragionevole al frastuno più atroce"

Lester Bangs: critico, rivoluzionario, intellettuale

Si può passare la propria vita a scrivere su riviste musicali, spesso sotto effetto di allucinogeni o alchol, ed entrare così nella storia della letteratura americana? Non parlo di Kerouac, Ginsberg, né di qualche altro scrittore beatnik, ma di un giornalista o, meglio, di un critico musicale in Italia praticamente sconosciuto: Lester Bangs.
Non è raro trovare giornalisti tra i grandi nomi della letteratura, ma Bangs rappresenta un caso a parte. Lui, in questo mondo, ci è entrato di prepotenza, armato di parole taglienti ed esplosive e, probabilmente, senza volerlo. Anzi, Bangs ha sempre dichiarato guerra a qualsiasi forma di catalogazione, ritenendola una repressione della sua totale libertà. Libertà che l’ha portato a problemi con la sua carriera, con la legge e, se ci spingiamo un po’ oltre, ad una morte preamatura. Ma cominciamo dall’inizio.

Nato nel 1948 a Escondido (California), scopre molto presto la musica e i libri: ascolta jazz e legge Kerouac e Burroughs. In poco tempo diventa Lester-Bangs-Eyesbeatnik, il punto di non ritorno. Decide di fare delle sue due passioni una carriera e manda così una recensione (brutalmente negativa) dell’album Kick Out the Jams degli MC5 alla rivista Rolling Stones: è solo l’inizio di una collaborazione che frutterà 150 articoli. Accusato di mancanza di rispetto nei confronti dei musicisti per una recensione sui Canned Heat, viene cacciato da Rolling Stones e trova asilo nella neonata rivista Creem, simbolo della nuova tendenza sovversiva underground. Insieme a Dave Marsch fonda una nuova estetica del rock: l’esempio più noto è l’uso del termine punk per esprimere il desiderio di frastuono e “trash”, ideali che, quattro anni dopo, daranno vita al movimento.
In seguito, continuando a collaborare con Creem, si trasferisce a New York: qui viene meno la scrittura automatica e anarchica ereditata dal beat e, negli ultimi anni, sposta l’attenzione dai dischi recensiti ad argomenti più vasti. Ed ecco che negli articoli compaiono avventure illegali esperienze mondane (l’esempio più noto è l’articolo John Coltrane è vivo e lotta insieme a noi), ed espliciti attacchi a case discografiche ed istituzioni simili

Ma l’industria musicale di oggi dev’essere riconosciuta come un nemico per definizione, se non il nemico peggiore di tutti, della musica e della gente che cerca di suonarla onestamente

Ma non bisogna pensare che si sia svegliato solo allora: semplicemente, forte della fama conquistata, si è permesso di liberare quel mostro fino ad allora incatenato, ma che da sempre aveva avuto dentro: l’odio verso una società falsa, la profanazione di tutto ciò che fosse sacro. Tutte cose che fino ad allora aveva inserito solo implicitamente nei suoi testi.
È questo che non andava bene di Lester Bangs, il fatto che avesse trovato la dimensione giusta per rivoltare un mondo tutto sbagliato dall’interno, il fatto che aveva deciso di dare alla musica il vero volto della rivoluzione.JPCREEM3-1311792450059-popup
Nessuna di queste convinzioni è bastata e l’irriverenza e l’odio si sono presto trasformati in profonda delusione, che è possibile cogliere negli scritti degli ultimi 4-5 anni.
Ma delusione e uno stile di vita da beatnik sono un binomio letale: il 30 aprile 1982 muore, probabilmente per overdose di Darvon, lasciando al mondo la testimonianza più cruda e sincera di quegli anni eccessivamente mitizzati da quasi tutti gli altri.

Denigra l’idolatria, il culto della celebrità. Glorifica e inneggia al “frastuono più atroce”, l’anima primitiva e spontanea del rock, quello vero. Solo abbandonando l’edonismo puro, la spettacolarità e tornando allo spirito “adolescenziale”, casinista, dice, si può passare dalla musica a una vera, pura rivoluzione politica e generazionale.

Il rock è fatto soprattutto di inizi, di gioventù e di incertezza e del loro superamento nella crescita

Wu Ming I lo definisce un “santo beatnik”, un “critico maudit”. Non a torto. Influenzato da scrittori come Kerouac e Burroughs, raccoglie in pieno l’eredità della Beat Generation (che non è certamente solo letteraria e linguistica, ma 38f1a2d92d6379aece437dae0fd5c247include un intero stile di vita, votato a ribellione ed esagerazione, un carpe diem “allucinato”) e la incanala verso ambienti diversi, come la rivoluzione musicale a cui si assistiva tra gli anni ’60 e ’70 e la contestazione giovanile. Si ritrova così a essere a sua insaputa un autore significativo, proprio perché perfettamente inserito in quella rabbia giovanile che investiva il mondo e in quel desiderio di cambiarlo. Magari può non esserci riuscito, come forse ha fallito tutta la sua generazione. Ma il suo tentativo è di certo più profondo di quello di chi la pensava così solo per moda: non dà nulla per scontato, non prende nulla per buono, dichiara guerra al mondo intero, anche a chi si schiera ipocritamente dallasua parte, alle case discografiche come alle nuove generazioni

Quest’epoca mucillaginosa di gioventù scialba post-tumulto che secondo alcuni riproduce da capo gli anni Cinquanta

Non bisogna inoltre dimenticare che, insieme al ben più noto Hunter Thompson, è tra gli inventori e massimi esponenti del “Gonzo”, diramazione ancora più estrema del New Journalism, contribuendo così a dare una scossa definitiva al polveroso giornalismo eccessivamente oggettivo a lui precedente.
E non mancano citazioni letterarie. I prediletti sono naturalmente Ginsberg, Burroughs, Kerouac, ma la sua cultura non si ferma qua: per elogiare Van Morrison accosta a un suo testo la Ballata della piazzetta di Lorca.
Per avere un’idea del suo stile innovativo, cito un suo articolo del 1980 intitolato Otis Rush aggredito da un iceberg:

Le canzoni sembrano giganteschi iceberg sanguinolenti che avanzano scricchiolando fino a scontrarsi nella notte più scura e lunga dei tipici inverni infiniti del Midwest, e se pensate che nel Midwest non ci siano iceberg vuol dire che non ci siete mai stati

Leggendo i suoi scritti ci si trova davanti alla confessione di un uomo corroso, che si denuda completamente, cercando non tanto una risposta ma uno sfogo ai sui dubbi, da quelli adolescenziali a quelli politici, filosofici, esistenziali
E’ una guerra innanzitutto contro se stesso e poi contro ogni istituzione “malata” e repressiva che lo ha sempre tenuto al margine non escludendolo ma catalogandolo come semplice recenesore.
Tutto ciò lo rende non un bravo critico musicale, ma una mente geniale del XX secolo, uno scrittore rivoluzionario, una voce non fuori, ma contro il coro. Citando Greil Marcus nella prefazione a Guida ragionevole al frastuono più atroce:

Forse questo libro chiede al lettore di essere disposto ad accettare il fatto che il miglior scrittore americano sapesse scrivere quasi esclusivamente recensioni di dischi

Il mio consiglio è questo: andate in libreria, acquistate Guida ragionevole al frastuono più atroce di Lester Bangs e fatevi inondare dallo stile sì forte ma certamente genuino, ripercorrete la storia del rock nel suo periodo più fortunato e soprattutto la storia di un uomo che aveva troppo da dire ad un mondo che lo aveva deluso, tanto da dedicare tutta la vita all’unica cosa che non avrebbe mai potuto deluderlo, la musica.

 

Francesco Zanna per Culturificio