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pubblicato 9 mesi fa in Altro

Alcuni libri per l’anno che verrà

la redazione consiglia

Alcuni libri per l’anno che verrà

Che libro consigliereste per l’anno che verrà? È più o meno questo che ci siamo chiesti noi del Culturificio. Ecco le letture che ci sentiamo di condividere, sperando che possano aprire porte di cui ancora non conoscevamo l’esistenza.

 

 

Federico Musardo – Aleksandr Solženicyn, Nel primo cerchio (Voland, 2018)

Per alcuni, tra cui me, non è facile leggere senza studiare.  Ora sto studiando L’io diviso (1955) di Laing e leggendo Diceria dell’untore (1981) di Bufalino, entrambi libri che mi scalfiscono come vorrei. Per l’anno che viene però consiglio  un romanzo che ancora non ho incominciato, Nel primo cerchio di Aleksandr Solženicyn, edito ora da Voland in un’edizione integrale, perché la sua è una scrittura che amo già da tempo e perché bisognerebbe sempre conoscere i grandi romanzi del Novecento, giovani padri della letteratura contemporanea.

 

Ludovica Valentino  – João Guimarães Rosa, Grande Sertão (Feltrinelli, 2017)

Un libro difficile in grado di cambiare la nostra esperienza di lettura. Leggere Grande Sertão è abbandonarsi alla voce straniante e coinvolgente del protagonista, Riobaldo, addentrandosi in una storia favolosa che contiene tutta la miseria e lo stupore di un mondo lontano, il codice d’onore delle bande di jagunços brasiliane e le grandi battaglie delle epopee remote. Un capolavoro della letteratura brasiliana del Novecento da scoprire e consumare avidamente.

 

Susanna Ralaima – Gabriele Di Fronzo, Il grande animale (Nottetempo, 2016)

Perché è un bellissimo libro capace di raccontare la malattia di un genitore con precisione chirurgica. E perché Francesco, il giovane tassidermista narratore della storia, è un personaggio indimenticabile nel suo tentativo di imbalsamare il vuoto più doloroso.

 

Marco Miglionico – Sigal Samuel, I mistici di Mile End (Keller, 2018)

È un romanzo necessario, in questi tempi in cui è sempre più difficile trovare il modo di comunicare di sé ed entrare in relazione con l’altro. Per scoprire che, infine, siamo tutti le lettere di un alfabeto universale, gli elementi minimi di una comunicazione immateriale e trasversale.

 

Gianmarco Canestrari – Arnold Gehlen, L’uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo (Mimesis, 2010)

Ho letto e apprezzato questo capolavoro dell’antropologia filosofica contemporanea per la sua chiarezza, incisività e profondità di significato. Consigliato vivamente a chiunque voglia avventurarsi nell’affascinante mondo dell’umano e delle sue straordinarie potenzialità, a chiunque non smette mai di interrogarsi sulla propria natura e sul senso della propria esistenza; in una parola a chiunque è assillato dall’enigmatica questione: “chi sono?”.

 

Zaira Carraro – Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine (1967)

Perché malgrado la sua età, il romanzo emblema del Realismo magico rimane il libro giusto per affrontare ogni nuovo anno. Come solo gli scrittori sudamericani sanno fare, il Premio Nobel colombiano ha raccontato le dis-avventure di ben sette generazioni della famiglia Buendía e ci ha insegnato, malgrado tutto, a sorridere delle tragedie della vita.

 

Camilla Agnoloni – Roland Barthes, La camera chiara (Einaudi, 198o)

La camera chiara è un libro che porto nel cuore, suggeritomi per un esame all’università, è diventato il libro che ho letto e riletto per un mese. Potrebbe rientrare tra i saggi, critica della fotografia, ma questo libro parla di molto di più: di sogni, di morte, di amore e nostalgia. Non posso dire che sia una lettura facile, ma ci piacciono davvero le cose facili? Questo libro è una piccola perla la cui luce vi cambierà per sempre il modo di guardare una fotografia.

 

Andrea Talarico – Gerard Reve, Le Sere (Iperborea, 1947)

Perché è un libro straordinario, perché non è stato letto già per troppo tempo e perché se dopo più di 70 anni possiamo essere folgorati da un romanzo come se fosse uscito il giorno prima, se riusciamo a riconoscere nel protagonista ansie e stati d’animo che sono ancora “nostri”, allora può suggerirci qualcosa su quello che siamo (o non siamo) diventati.

 

Giulia Marziali – Julian Barnes, L’unica storia (Einaudi, 2018)

L’incredibile e premiatissima penna di Barnes ci fa vivere l’intensa storia d’amore tra una donna adulta e un ragazzo in un sobborgo londinese degli anni ‘60. Una storia sconvolgente e capace di sedurre il lettore: impossibile mettere giù il libro fino alla fine. Consigliatissimo.

 

Francesco Del Vecchio – Sally Rooney, Parlarne tra amici (Einaudi, 2018)

Il miglior modo di iniziare l’anno è recuperare una delle sorprese più gradite del 2018. L’esordio di Sally Rooney ci regala una prosa coinvolgente – anche nella traduzione italiana – con cui descrivere le relazioni che legano un gruppo di personaggi immersi in un ambiente culturale ben definito, dalle atmosfere più americane che europee. Un romanzo che si lascia divorare dalla prima all’ultima pagina.

 

Giovanni Campagnoli – Giorgio Falco, Condominio oltre mare (L’orma, 2014)

Consigliare questo libro significa invitare il futuro lettore a conoscere, sì la scrittura di Falco, ma soprattutto immergersi nei suoi mondi: soffocare nella nebbia che offusca la vista d’un presente indefinito. Attraverso un realismo pungente, Falco suggerisce la necessità di evocare risposte che soddisfino la realtà; soluzioni che soltanto i luoghi e gli oggetti del passato sono in grado di darci. Compito nobile quanto fallace: gli oggetti, seppur intrinsechi di significati, non esaudiranno le esigenze che la vita impone. E come già detto, quegli oggetti d’un certo valore sono dotati: qualcosa al lettore offriranno, oppure sarà una sottrazione.

 

Tonia Samela – Michael Gazzaniga, Chi comanda? Scienza, mente e libero arbitrio (Codice, 2013)

«non c’è una ragione scientifica per non essere considerati individui responsabili» perché «La cultura a cui apparteniamo ha davvero un ruolo importante nel dare forma ad alcuni dei nostri processi cognitivi». Le neuroscienze smettono di adorare il dogma del riduttivismo e si aprono alla complessità.

 

Marius Ghencea – Cristina Campo, Gli Imperdonabili (Adelphi, 1987)

Consiglio di tenere in conto questo, all’apparenza breve volume di saggi di Cristina Campo che disse di lei in terza persona: “Ha scritto poco e le piacerebbe aver scritto ancora meno.” Quel poco è quasi tutto raccolto in questo volume singolare dove tutto lo sguardo appartiene all’ascesi della perfezione, non solo stilistica, ma soprattutto spirituale.

Credo che un libro del genere, che già allora inconsapevolmente parlava al futuro, abbia oggi da dire più di quanto ci si aspetti; sull’esperienza interiore, il destino e la fiaba, gli abissi e misteri che sono, forse, le uniche cose che dalla vita dobbiamo salvare.

 

Claudia Giovannini – Marion Zimmer Bradley, Le Nebbie di Avalon (HarperCollins Italia, 2018)

Pubblicata per la prima volta in Italia la versione integrale e senza censure in due volumi: io l’ho visto, l’ho sfogliato, è un gioiello, e già questo è un motivo valido per leggerlo.
In questo classico, Marion Zimmer Bradley ci racconta le vicende del ciclo arturiano, adottando però un punto di vista tutto femminile, dando una luce nuova non solo a personaggi già noti (Artù, Lancillotto, Morgana, Ginevra), ma anche alle religioni e i riti pagani che da sempre affascinano i lettori di ogni generazione. Le Nebbie di Avalon mi insegna esattamente questo: in ogni ambito, non importa quanto una storia sia conosciuta, se c’è originalità si possono creare dei capolavori.

 

Lorenzo Paolini – Erich Fromm, L’arte di amare (Mondadori, 1963)

Un libro eterno che spiega nel dettaglio perché amare non sia un miracolo che capita ma un progetto che costa fatica, sacrificio, cura ed empatia; qualità umane che stanno alla base di qualsiasi progetto d’integrazione. Se “amare” è l’infinito eterno, questo libro cerca di comprenderlo e di spiegarlo con semplicità e passione.

 

Arianna Fontanot – Friedrich Dürrenmatt, La panne. Una storia ancora possibile (Adelphi, 1972)

Cosa accadrebbe se un pomeriggio qualunque la vostra macchina vi lasciasse a piedi nel mezzo di un paesino sperduto tra le campagne svizzere? Semplice: sareste costretti a confessare gli efferati crimini che non avete mai commesso da una banda di giuristi in pensione, che si divertono a creare un mondo parallelo, dove giustizia è fatta, forse. Un romanzo breve sull’importanza della parola e sulle possibilità di scrivere ancora una storia inaudita.

 

Alessandro Di Giacomo – Helena Janeczek, La ragazza con la Leica (Guanda, 2017)

In questo libro c’è la storia, quella degli anni ’30 del ‘900, ricca delle speranze della Germania di Weimar, destinate a degenerare nell’incubo nazista, quella della Parigi più luminosa, dove Gerda fugge per evitare le discriminazioni più buie, quella di una Spagna spaccata in due dal contrasto tra i fascismi e gli amanti della libertà. Ci sono i sentimenti di una ragazza di 27 anni che sa amare e sa far soffrire ma che, alla fine, lascerà a tutti coloro che incroceranno il suo sguardo qualcosa di tanto grande che li unirà nel dolore piuttosto che competere per conquistare quel cuore libero, una ragazza che è diventata un’icona dell’emancipazione femminile e, storicamente, la prima fotoreporter a cadere sul campo. Insomma, nel 2019 La ragazza con la Leica, vincitore del Premio Strega 2018, deve avere un posto sulla vostra mensola.

 

Giulia Fracassi – L.Frank Baum, Il meraviglioso mago di Oz (1900)

Il meraviglioso mago di Oz è un viaggio in un paese fatto di persone bizzarre. Un gruppo di amici, ognuno alla ricerca di un pezzo di sé, smarrito o mai compreso.

 

 

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