Giulia Mattioni
pubblicato 4 settimane fa in Arte

Malevič e la rivoluzione del Quadrato nero

Malevič e la rivoluzione del Quadrato nero

Kazimir Malevič è stato un artista, filosofo e pensatore tra i più rivoluzionari del XXesimo secolo, imperdonabilmente dimenticato a lungo e soprattutto non compreso dai suoi contemporanei. Infatti, soltanto dopo la caduta del Muro di Berlino, le porte dei musei e degli archivi russi, rimaste fino ad allora inaccessibili per decenni, si sono aperte, rivelando un vero e proprio tesoro d’arte e di idee. Così ha cominciato a prendere forma un vero e proprio puzzle dell’Avanguardia russa, che prima si conosceva soltanto a grandi e superficiali linee. E di questa dimenticata arte russa, quella di Malevic è stata forse tra le più censurate e lasciate marcire nell’oblio. Dopo essere stata denigrata e giudicata priva di senso, l’arte di Malevic fu censurata in toto dal sistema sovietico, che si nutriva d’altro canto di realismo socialista, che meglio si prestava ad essere compreso dalle classi operaie e meglio si accostava alla concezione materialistica della storia di Marx.

Kazimir teorizza il Suprematismo che viene presentato in maniera ufficiale per la prima volta a Pietrogrado nel 1915 nell’ “Ultima mostra futurista 0.10”; per la prima volta verranno esposte opere non-oggettive. Tra queste Malevic presenta il suo Quadrilatero, subito ribattezzato e ridotto dalla critica a “Quadrato nero”, il quale provocò un vero e proprio scandalo nella critica, esposto nell’angolo alto della sala volendo richiamare volutamente le icone sacre della tradizione russa, sistemate in questa posizione nelle case. Troppo spesso si ritiene che la scelta del termine Suprematismo da parte di Malevic, per designare la nuova pittura, abbia voluto sottolineare un dominio, una supremazia di questo tipo di arte rispetto a quelle che l’avevano preceduta. In realtà Malevic optò per un termine astilistico, all’interno del nome infatti non vi è nessun rimando al contenuto dell’opera. Malevic afferma la supremazia della pittura pura. Infatti fra l’arte del creare e l’arte del ripetere c’è una grande differenza;

Il pittore può essere creatore soltanto quando le forme dei suoi quadri non hanno niente in comune con la natura

La vera creazione deve essere liberata dalle convenzioni e norme sociali, la creazione artistica è assolutamente autonoma, libera da ogni costrizione storica e mentale. Questo artista sosteneva di aver liberato la pittura dalla tirannia degli oggetti. Il Quadrato nero su sfondo bianco sancì la nascita di una delle più grandi rivoluzioni dell’arte del XXesimo secolo, rivoluzione di cui Kasimir Malevich rappresenta il protagonista indiscusso. Per la pittura, sostiene Malevic, non è più possibile svolgere una funzione di mimesi della natura; per quanto un pittore sia bravo a rappresentare la natura e il reale, questo sarà sempre una finzione, sarà sempre e solo un’allusione o un’evocazione di ciò che vive. Soltanto dopo aver liberato il colore e le forme dalla loro dipendenza da una realtà esterna alla pittura, chi dipinge potrà arrivare all’essenza. E questo tipo d pittura non è bugiarda, non si sforza di rappresentare un qualcosa presente in natura, che risulterebbe comunque finzione sulla tela. La svolta nella carriera del pittore avviene quindi con la teorizzazione del Suprematismo, quel Suprematismo che fu una fine e un inizio, un’arte profondamente filosofica.

Mi sono trasfigurato nello zero delle forme e sono andato al di là dello zero, cioè verso la creazione non-oggettiva

Con queste parole Malevic ci spiega la sua opera. La pittura fino a quel momento non era stato altro che rappresentazione estetica della realtà ed era giunto il momento per cui il fine ultimo dell’artista doveva essere quello di cercare un percorso che conducesse all’essenza. Questo è il nuovo e vero realismo poiché è proprio della pittura: in esso non c’è il finto realismo delle montagne, del cielo, dell’acqua. Fino a quel momento non vi era mai stato un realismo della forma pittorica fine a sé stessa e non per forza debitrice di qualcosa già esistente nella natura, che comunque sulla tela si rivela sempre una finzione. Malevic apprezza il coraggio dei futuristi nell’aver superato l’accademismo e le costrizioni sociali in cui era intrappolata l’arte, ma vuole andare ancora oltre al Futurismo, che comunque, rinnegando il passato, ponendo l’accento sulla velocità e sulla vita moderna, ancora operava un’arte figurativa; neanche loro erano riusciti a scindersi dall’oggettività, Malevic invece si; ha avuto il coraggio di fare il gesto pittorico più estremo della pittura del XXesimo secolo.

 

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