Maria Concetta Fontana
pubblicato 1 mese fa in Altro

Persepolis

un affresco storico a fumetti

Persepolis

Persepolis è l’autobiografia a fumetti di Marjane Satrapi, nonché prima graphic novel iraniana, che nel 2007 diventa anche un film d’animazione, co-diretto dalla stessa scrittrice e candidato agli Oscar.

La storia racconta la vita dell’autrice da quando è una bambina che sogna di diventare l’ultimo dei profeti e immagina di parlare con Dio e Marx, che nelle sue fantasie si somigliano molto, al trasferimento in Europa per fuggire dalla guerra e poi da un regime che diventa sempre più opprimente, soprattutto nei confronti delle donne.

La fumettista non tralascia nulla e nonostante l’ironia che caratterizza la graphic novel gli argomenti trattati sono molto duri. Non si tratta soltanto dei riferimenti al contesto politico e alle torture subite dai dissidenti, ma del malessere che la giovane porta con sé dal momento in cui a soli quattordici anni è costretta a lasciare la sua famiglia nella speranza di costruirsi un futuro migliore lontano dal proprio Paese. La situazione però si rivela molto più difficile del previsto e Marjane scopre che è anche questo il prezzo della libertà, stare lontana dalle persone che ti vogliono davvero bene. A dominare è un senso di inadeguatezza, un sentirsi costantemente fuori posto, mai veramente a proprio agio come a casa, anche se lì c’è la guerra e la libertà si va perdendo giorno dopo giorno.

Ma una volta tornata in Iran, l’esperienza all’estero crea un divario che continua ad allontanarla dai suoi connazionali. Il dolore e la solitudine provate durante gli anni in Europa sembrano non poter essere paragonati a quelli delle persone che hanno convissuto con i bombardamenti e la paura costante della morte. Così nemmeno riunitasi finalmente alla sua famiglia, la giovane sente di stare bene con sé stessa.

Il film è molto fedele al fumetto, sia nella narrazione che nello stile, che utilizza tratti molto semplici e minimalisti concentrandosi soprattutto sulla ricchezza e sulla densità della storia, ma se la graphic novel è esclusivamente in bianco e nero, nella trasposizione cinematografica compare un tocco di colore, che si limita ad alcune brevi scene ambientate in Francia, momento in cui Marjane ormai cresciuta può riprovare a farsi una vita in Occidente con più consapevolezza e meno paure.

L’opera mescola i classici momenti tipici della crescita: le delusioni amorose, le difficoltà a inserirsi e a capire chi si è veramente. Ma questo periodo di importanti cambiamenti è reso ancora più difficile dal fatto che lo si sta affrontando in un Paese straniero, in cui accettare sé stessi e la propria diversità richiede uno sforzo maggiore, perché si rischia di cadere nella tentazione di perdere di vista le proprie origini e di adeguarsi agli altri.

La storia dell’Iran non è soltanto uno sfondo alle vicende di Marjane, ma è uno dei protagonisti del fumetto, l’identità della giovane e del suo Paese sono entrambe incerte e soggette a numerosi mutamenti. L’autrice racconta l’Iran prima con gli occhi di una bambina che si trova di fronte a situazioni molto più grandi di lei, contagiata dallo spirito rivoluzionario della sua famiglia, e poi con lo sguardo di un’adolescente che cerca di ritagliarsi alcune libertà nonostante le restrizioni, e infine con quello di una emigrata che ritorna al Paese d’origine ma non trova la pace che tanto cercava.

Nel fumetto infatti si parla anche di depressione, un tunnel buio da cui la protagonista rischia di venire risucchiata, e seguita però da una rinascita. Uno dei momenti iconici del film è proprio quando Marjane decide di riprendere in mano la propria vita e comincia a cantare in maniera stonata ma piena di entusiasmo Eye of the Tiger, il cui testo esprime perfettamente il suo percorso.

Risin’ up, back on the street

Did my time, took my chances

Went the distance, now I’m back on my feet

Just a man and his will to survive

It’s the eye of the tiger, it’s the thrill of the fight
Risin’ up to the challenge of our rival
And the last known survivor stalks his prey in the night
And he’s watchin’ us all with the eye of the tiger

Come una Rocky iraniana la protagonista dopo aver affrontato molteplici difficoltà decide di continuare a combattere e non arrendersi ai propri demoni interiori. Lei insieme ad altri ragazzi che si ritrovano a vivere divisi tra l’apparenza pudica e morigerata, che bisogna mantenere in pubblico, e le feste clandestine per distrarsi e godersi un po’ di normalità, non oppressi dalle regole rigide di una società in cui la morte di tanti giovanissimi uomini viene ricompensata con un murales o il nome di una via.

L’autrice racconta con grande sincerità le proprie debolezze e alcuni momenti di meschinità, durante i quali però viene subito rimessa in riga dalla nonna che le ricorda sempre di essere una persona integra. Il suo è un personaggio adorabile, una donna schietta ed emancipata che ha cresciuto figlia e nipote insegnando loro il valore della libertà, e che soffre a vedere come è diventato il proprio Paese, un tempo ricco e adesso distrutto da un conflitto che l’ha riportato indietro nel tempo, ma non per questo ha perso il suo orgoglio. Non a caso la graphic novel prende il nome dall’antica e sontuosa città di Persepoli.

Come Marjane Satrapi ci tiene a precisare, il suo fumetto è dedicato anche alla memoria di tutti gli iraniani che hanno lottato per la libertà.

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