Culturificio
pubblicato 5 anni fa in Arte

Le Pitture Nere di Goya

Le Pitture Nere di Goya

Goya afferma di aver avuto tre grandi maestri: Velàzquez, Rembrandt e la natura. Sarebbe errato pensare alla figura di maestro come ad un modello da imitare; per Goya, maestro vuol dire “qualcuno da cui acquisire le esperienze di vita che contribuirono alla loro formazione”. Rimando all’arte di Velàzquez furono i contrasti luminosistici così come le notazioni naturalistiche, chiaro rimando anche all’operato di Rembrandt e alla natura. Ma un particolare predominante in tutti e tre i maestri ritornerà nella sua produzione rendendola peculiare: la libertà di composizione e della forma a cui il pittore di Fuendetodos aggiungerà un risvolto spiccatamente fantastico e lugubre, riscontrabile nella celeberrima “Quinta del Sordo”. In seguito al sopraggiungere di una malattia che lo rese completamente ed irrimediabilmente sordo, e a causa della reazione assolutistica del governo, l’artista spagnolo decise di trasferirsi nel 1819 in una residenza nella campagna di Madrid in cui darà vita ad uno dei suoi ultimi lavori: le pitture nere. La sua tenace fiducia nella ragione e nel secolo dei lumi, tanto da essere incoronato artista illuminista, venne delusa dal sopraggiungere delle violenze e dal sangue di una guerra irrazionale che lo indusse a dar vita a rappresentazione negative, il cui tema principale ruotava intorno all’irrimediabile trionfo del male e all’incapacità dell’uomo di mutare il proprio destino brutale. Sulla stessa scia dei Capricci e degli Orrori della Guerra, Goya realizza nei due piani della Quinta del Sordo quattordici pitture murali, distribuite nel pian terreno e nel primo piano. Queste erano così distribuite: nel pian terreno troviamo Donna Leocodia, due vecchi o due frati, la grande composizione con il Sabba, il Gran Caprine, Saturno, Giuditta e il pellegrinaggio di Sant’Isidro. La distribuzione al piano superiore si presenta analoga: alla sinistra dell’entrata due streghe, due vecchi che mangiano la zuppa, un cane, un cane che lotta contro la corrente, Atrop, sulle nubi, le parche ed altre raffigurazioni oscure. Sarà proprio per le tematiche tetre e per l’utilizzo di colori cupi che l’intera composizione verrà chiamata “pitture nere”.Narasimha_Disemboweling_Hiranyakashipu,_Folio_from_a_Bhagavata_Purana_(Ancient_Stories_of_the_Lord)_LACMA_M.82.42.8_(1_of_5) Goya evidenzia un’immensa capacità di concepire il brutto, il deforme e l’orrido raggiunto da pochissimi artisti. Alcune pitture si fanno portavoci di un crudo naturalismo a discapito delle raffigurazioni mosse da un vivo dato fantastico. A volte il dato naturale e fantastico si incontrano dando a vita a rappresentazione come il Saturno, in cui è possibile ammirare lo strappo inflitto alla viva carne e la follia, resa allo stremo, del padre cannibale incapace di frenare la sua foga omicida. Opera più ricca di colore e dalle tonalità luminose è Asmodeo, demonio dell’incontinenza che perseguita i mariti. Se nella tradizione spagnola la divinità veniva rappresentata sotto forma di creatura maschile, Goya crea un’inversione comica rendendolo donna, stessa inversione che ritroviamo in Atropo dove anziché raffigurare tre anziane donne dipinse tre vecchi. Le pitture murali sono mosse da un’estrema semplicità di rappresentazione che suscita sentimenti d’ansia e di sgomento, com’è ravvisabile nell’opera Narasimha_Disemboweling_Hiranyakashipu,_Folio_from_a_Bhagavata_Purana_(Ancient_Stories_of_the_Lord)_LACMA_M.82.42.8_(1_of_5)testa di un cane grigio che emerge tra le sabbie. I critici tendono ad attribuirle un significato politico all’opera ossia “nuotare contro corrente”, ciò che appunto stava facendo in quegli lo stesso pittore. Se contestualizziamo l’operato di Goya, ci potremmo accorgere che l’artista lavora negli stessi anni in cui David crea opere neoclassiche per il trono napoleonico; ciò sottolinea ancor di più il dato innovatore e spettacolare dell’artista, in grado di introdurre una nota innovativa e isolata all’interno di uno scenario artistico segnato da un ritorno imminente al classicismo. Manet e Picasso, a rappresentanza di movimenti innovatori, lo considerano proprio maestro grazie al suo linguaggio antidogmatico, aggressivo, polemico in grado di creare un connubio con i problemi che attanagliavano la popolazione di quegli anni insanguinati. L’ansia di un secolo riportata e confrontata con l’ansia del suo interprete; fatti personali che si intrecciano con vicende pubbliche. Il suo ideale di libertà riportato in pittura come libertà di espressione e di mezzi; stessa esigenza di libertà che oggigiorno ci attanaglia e che ritroviamo come valido interprete in un pittore deluso dal suo tempo.Narasimha_Disemboweling_Hiranyakashipu,_Folio_from_a_Bhagavata_Purana_(Ancient_Stories_of_the_Lord)_LACMA_M.82.42.8_(1_of_5)


Articolo a cura di Chiara Tondolo