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pubblicato 1 settimana fa in Arte

Tintoretto 1519-2019

Tintoretto 1519-2019

Progetto Tintoretto 500

 

Nel 1519 a Venezia nasceva uno dei più grandi pittori del 500: Jacopo Robusti detto Tintoretto. A cinque secoli di distanza e ad ottant’anni dall’ultima mostra dedicatagli in città, Venezia celebra questo importante anniversario con una costellazione di mostre, eventi, iniziative editoriali e convegnistiche che compongono una fitta mappa di itinerari alla scoperta dell’artista. Ciò è stato reso possibile dalla collaborazione tra la Fondazione Musei Civici e le Gallerie dell’Accademia di Venezia con la National Gallery of Art di Washington, la Scuola Grande di San Rocco e la Curia Patriarcale che conserva in molte chiese della laguna dei capolavori dell’artista. Inoltre grazie al supporto di Save Venice Inc. vengono ora restituiti al pubblico ben 18 dipinti e la tomba del Maestro dopo un attento esame scientifico e un restauro.

Dal 2015 con questo spirito corale e di rete si è giunti una vera, nuova ed importante opera di “sintesi”, come sottolinea Gabriella Belli, direttrice della Fondazione Musei Civici di Venezia.
Tutta la laguna rende quindi omaggio all’artista che forse più di ogni altro vi ha lasciato il proprio segno inconfondibile. Sono due i poli centrali di questa fitta celebrazione.

La grande mostra alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dal 7 settembre 2018 al 6 gennaio 2019 (Il giovane Tintoretto) dedicata ai capolavori dei primi dieci anni di attività del pittore e al contesto e alle relazioni in cui sono stati concepiti, e in contemporanea una straordinaria monografica sull’artista a Palazzo Ducale, (Tintoretto 1519 – 1594), dalla piena affermazione, verso metà degli anni Quaranta del Cinquecento, fino agli ultimi lavori. Dal 10 marzo 2019, per la prima volta negli Stati Uniti, sarà il museo di Washington a proporre un percorso attraverso l’arte di Tintoretto, prendendo le mosse dal nucleo espositivo di Palazzo Ducale.

Tintoretto è un’artista straordinario, una pietra miliare dell’arte italiana. Non è necessario essere “addetti ai lavori” per lasciarsi affascinare dalla sua pennellata rapida e fluida, dagli sguardi profondi e inconfondibili delle sue figure e dalla luce vibrante che serpeggia nei suoi dipinti. Queste due mostre, molto diverse tra loro, sono un’occasione irripetibile per immergersi nel suo genio. Il giovane Tintoretto, attraverso un percorso sorprendente e appassionante, ci fa conoscere l’artista in un periodo ricco di stimoli e sperimentazioni. Ci presenta i suoi modelli e ci spinge a guardarli attraverso gli occhi di Jacopo, per poi ritrovarne degli elementi nella sua pittura.

Tintoretto 1519 – 1594 invece è l’opportunità di conoscere Tintoretto attraverso 50 tra le opere più importanti dell’artista provenienti da tutto il mondo, declinate per nuclei tematici o temporali. In questo caso invece è come conoscere l’artista attraverso ciò che egli stesso ci racconta nei suoi dipinti.

Il giovane Tintoretto

Questa mostra, curata da Roberta Battaglia, Paola Marini, Vittoria Romani, ripercorre, attraverso circa 60 opere, il primo decennio di attività del pittore veneziano, dal 1538, anno in cui è documentata la sua prima attività indipendente, al 1548, data della sua prima opera pubblica, del clamoroso successo guadagnato con il Miracolo dello schiavo per la Scuola Grande di San Marco, oggi alle Gallerie dell’Accademia.

In mostra ritroviamo molte opere significative dei suoi modelli, vicini e distanti da Venezia: Tiziano, Pordenone, Bonifacio de’ Pitati, Paris Bordon, Francesco Salviati, Giorgio Vasari, Jacopo Sansovino, osservando, conoscendo ed imparando da questi artisti Tintoretto è riuscito a compiere il profondo rinnovamento della pittura lagunare per il quale oggi è ricordato: uno stile drammatico dalle ardite soluzioni tecniche unite a sperimentazioni iconografiche che furono un vero e proprio un punto di svolta nella storia della pittura veneziana del Cinquecento. Parliamo appunto di modelli perché la spinosa questione della formazione di Tintoretto, non facilmente riconducibile a una bottega, è ancora dibattuta. La mostra cerca di indagare in questa direzione mettendolo in relazione con il contesto artistico e culturale veneziano degli anni Trenta e Quaranta del Cinquecento, anche attraverso i dipinti e le sculture di artisti della sua stessa generazione, tra i quali Andrea Schiavone, Giuseppe Porta Salviati, Lambert Sustris e Bartolomeo Ammannati.

Il percorso cronologico, tramite le quattro sezioni della mostra, ci fa seguire da vicino la sua crescita e realizzazione come artista geniale. Sono 26 i dipinti di Tintoretto, tra cui le opere della collezione permanente del museo, ora visibili entro una nuova prospettiva: affiancate a prestiti provenienti dalle più importanti istituzioni pubbliche e private del mondo. Dal Louvre di Parigi alla National Gallery di Washington, dal Museo del Prado di Madrid agli Uffizi di Firenze, dalla Galleria Borghese di Roma al Kunsthistorisches Museum di Vienna, dal Museum of Fine Arts di Budapest alla Fabbrica del Duomo di Milano, dalla Courtauld Gallery di Londra al Wadsworth Atheneum di Hartford.

Tra i capolavori del maestro si segnalano oltre al Miracolo dello schiavo due opere per la prima volta esposte in Italia: l’Apollo e Marsia di Hartford e la Conversione di San Paolo della National Gallery of Art di Washington, opera straordinaria, il cui turbinio di forme e colori lascia senza fiato.  Vi sono inoltre il Cristo tra i dottori della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, la Cena in Emmaus di Budapest e i soffitti provenienti da Palazzo Pisani a Venezia, ora alle Gallerie Estensi di Modena.

Tintoretto 1519 – 1594

La mostra a cura di Robert Echols e Frederick Ilchman, con la direzione scientifica di Gabriella Belli, ha un percorso di visita che si sviluppa nella cornice d’eccezione degli Appartamento del Doge. Due autoritratti, eseguiti rispettivamente uno all’inizio e uno alla fine della carriera di Tintoretto aprono e chiudono il percorso espositivo, come a voler sottolineare l’unicità dietro la sfaccettata personalità e carriera dell’artista. Le singole sale esplorando momenti o temi cruciali per l’artista, un gruppo centrale svela invece il suo processo creativo innovativo e spesso peculiare anche attraverso 20 disegni autografi che si sommano quindi ai 50 capolavori dell’artista, provenienti da grandi musei internazionali. Dal Prado di Madrid arrivano cinque opere straordinarie: Giuseppe e la moglie di Putifarre, Giuditta e Oloferne e Il ratto di Elena, opera visionaria e audace che misura oltre tre metri di lunghezza. Dal Kunsthistorisches Museum di Vienna proviene Susanna e i vecchioni, un’opera tanto celebre e da un profondo fascino che rende quasi impossibile una degna presentazione, rapisce al primo sguardo. Grazie agli Staatliche Museen di Berlino, è in mostra il Ritratto di Giovanni Mocenigo. Inoltre importanti opere dall’America: da Chicago a New York, da Philadelphia a Washington.

 

Articolo a cura di Camilla Agnoloni