Culturificio
pubblicato 4 anni fa in Altro

Di librerie indipendenti, covid e altre amenità II

rispondono Golem e Trebisonda

Di librerie indipendenti, covid e altre amenità II

Da qualche giorno è dicembre – come è successo, chissà. Ci siamo tolti di mezzo anche quella terribile invenzione del Black Friday, e qualcuno ha iniziato ad aprire le caselline del calendario dell’avvento, altri a tirare fuori gli scatoloni per addobbare l’albero, altri ancora a riempire di muschio e pecorelle pianoforti, mensole, cassapanche (o qualsiasi altro posto dove si fa di solito il presepe). Noi invece abbiamo continuato la nostra iniziativa che dà spazio ad alcune librerie indipendenti attraverso la voce di chi quelle realtà le vive tutti i giorni.

Dopo Roma siamo andati, purtroppo solo a distanza, a sbirciare tra gli scaffali di due librerie torinesi, la Libreria del Golem e la Libreria Trebisonda, per riflettere sul significato di una libreria indipendente e sul perché un vero amante della lettura dovrebbe preferirla ad Amazon.

I due librai ci hanno raccontato anche i criteri con cui scelgono i libri, i loro rapporti con la piccola e media editoria, le strategie che hanno messo in atto durante la pandemia. Infine, come solo i buoni librai sanno fare, ci hanno dato preziosi consigli di lettura.

Con Torino la nostra redazione ha da sempre un rapporto speciale e l’ultima volta che ci siamo stati era proprio a dicembre. Per le librerie, come sappiamo, il periodo delle feste è fondamentale. Quest’anno ancora di più, quindi niente sciarpe, calzini o pigiami: regalate a chi amate, alle persone a cui volete bene e anche a quelle che non vi stanno tanto simpatiche un libro, magari pure bello, di certo il miglior regalo che si possa fare.

Ça va sans dire, comprato in una libreria indipendente!


Tra una pedalata e l’altra – anche sotto la pioggia – Mattia Garavaglia, uno dei fondatori di Bookdealer, ci ha parlato della Libreria del Golem (Via Rossini 21/c):

Partiamo con una precisazione dovuta. In italiano si dice avere una libreria, io sostituirei l’ausiliare con un più sincero essere: io, come tanti miei amici librai, sono una libreria. «Ma che sta dicendo?» vi starete chiedendo, beh, a dirla tutta avete anche ragione perché c’è da dire che suona proprio male, ma niente di più veritiero. La scelta di essere libraio è totalizzante, così complicata e rafforzante che basterebbe prendere un libraio a caso e vi assicuro che il famoso masso di Sisifo avrebbe fatto già il giro di tutte le Alpi, invece che ricadere a valle costantemente.

L’essere libraio indipendente (aggettivo decisamente dibattuto) aggiunge difficoltà al tutto, ma allevia il peso grazie alla possibilità di esprimere la propria indole e personalità, che strutturano la libreria stessa in una forma nuova e, si spera, solida. Essere libraio indie vuol dire questo per me, personalità, differenza, idee, voglia di fare e soprattutto la possibilità di fare rete con i colleghi, gli editori e i clienti. Zero sovrastrutture portano a un tessuto piano e compatto, difficile da strappare.

Durante il primo lockdown ho sperimentato sulle mie stesse spalle quanto sia importante far conoscere la propria storia: si è creato un legame con molte persone che mi hanno visto consegnare i libri a casa loro e che poi, quando si è potuto, hanno voluto animare la mia libreria. Il dialogo in absentia è stato tessuto attraverso i social, dalle mie foto in cui, un po’ sfatto, raccontavo le mie attività e le mie difficoltà. A dirla tutta è stata la sincerità a far sì che si potesse affrontare un periodaccio così. Inventiva, supporto tra amici/colleghi e sincerità.

Abbiamo davvero scoperto quanto una bicicletta possa essere parte integrante del mobilio della libreria, quanto lo scambiarsi idee possa essere salvifico e quanto i social possano essere una stampella pubblicitaria notevole. La figura del libraio è diventata sempre più predominante, ha reso i profili più personali e personalizzati, ha reso i post dei consigli fatti tra amici.

Recentemente questo tessuto editoriale è stato arricchito da Bookdealer, una piattaforma che offre al libraio indie un’arma in più nella forma della consegna e della spedizione. L’importanza fondamentale di utilizzare Bookdealer rispetto agli altri e-commerce è la valorizzazione della figura del libraio, tutelandone anche il lavoro: non ci sono costi perché il guadagno va tutto in tasca al libraio; non ci sono cookies a guidare il cliente, ma consigli organici di chi coi libri ci vive letteralmente; non ci sono multinazionali dietro, ma un gruppo sparuto di ragazz* con tanta voglia di migliorare.

Anche all’interno di Bookdealer si può osservare come ogni libreria indipendente sia diversa: questa differenza è dovuta al fatto che i libri che abitano ognuna di queste sono selezionati a seconda della volontà del libraio. A me nessuno obbliga a prendere best-seller di sorta, il mio catalogo è frutto delle mie scelte, dei miei rapporti con gli editori e dei consigli di tutti. Gli editori smettono di essere fornitori e cominciano a diventare amici, persone che coi libri ci sudano come me.

Quando mi si chiede una preferenza tra gli editori piccoli/medi ammetto di non riuscire a darla: giuro che non è per sentimento democristiano, ma un giorno direi una cosa e quello dopo un’altra, sintomo che in ogni progetto ci sono più anime (e per fortuna che non sempre sono di mio gusto sennò staremmo tutti qui a leggere solo storie di uomini solitari in lotta contro tutti). Bookdealer aiuta tutto questo, aiuta a inventarsi nuovi modi per collaborare tra librai e editori, aiuta a essere competitivi in un mercato frenetico e aiuta a far fare ai librai un pochino di sollevamento pesi con le spedizioni. Soprattutto, questa è una mia speranza, è una scintilla che cerca di dar fuoco alla narrazione solita dell’editoria, stanca e piagata dalla crisi, con una nuova vitalità e con tanta voglia di fare. Bookdealer è la spia che possiamo provare a cambiare lo status quo, e se possiamo allora dobbiamo. Oh, io l’ho detto.

Vorrei però segnalare due titoli così dimostro anche di lavorare ogni tanto: sono due titoli di catalogo, perché non c’è ricchezza più grande del catalogo degli editori in cui scovare storie che non vanno mai a male.

Il primo è Beautiful Music di Michael Zadoorian (Marcos y Marcos, 2018) perché è uno dei pochi romanzi che la musica me l’ha fatta leggere e leggendola me l’ha fatta rivivere, perché è un racconto di formazione sulle passioni, perché è la storia mia e di mio padre.

Il secondo è Storia pittoresca, drammatica e caricaturale della Santa Russia di Gustave Doré (Eris Edizioni, 2018) perché è un piacere per gli occhi, perché è un progetto ambizioso ricco di humor assurdo e irriverente e perché non riesco veramente mai a toglierlo dai miei tavoli della libreria.


Malvina Cagna ci ha aperto invece le porte della sua Libreria Trebisonda (Via Sant’Anselmo 22), nel quartiere di San Salvario:

Una libreria indipendente è un esercizio commerciale a tutti gli effetti, con i vantaggi e i rischi che questo comporta. Il vantaggio è l’autonomia nella scelta dei titoli e delle case editrici, delle iniziative da portare avanti, di partner, collaboratori, collaboratrici. Esiste poi il rischio d’impresa, che non è solo un concetto economico, ma una caratteristica fondamentale del lavoro in proprio.

Nella libreria indipendente non arrivano scatoloni di libri di default, non c’è l’obbligo di appaltare metri di vetrina a un titolo o a un editore. Possiamo ignorare il romanzo mainstream e dedicarci a scoprire le uscite delle case editrici indipendenti, che spesso pubblicano i successi di domani.

Al di là del fatto che multinazionali come Amazon pagano quasi zero tasse ovunque pur avendo almeno triplicato il volume di affari grazie alla pandemia, mi stupisco, in questi giorni, dell’asfissiante pubblicità in tv: parlano alcuni dipendenti, persone disperate che a quanto pare hanno trovato lavoro solo lì. Magari è vero, però allora non so che cosa pensare delle proteste e delle rivendicazioni in ogni parte del mondo (per quanto riguarda l’Italia, basta digitare su google ‘amazon sfruttamento personale’). Trovo buffo che la Coca-Cola pubblicizzi una visione positiva e buona del mondo e dell’essere umano, come se bevendola succedesse una magia; Amazon invece non può lanciarsi in visioni di pace e amore universali perché il modello di vita che propone è quello che sperimentiamo in questi giorni: non c’è bisogno di uscire, arriva tutto a casa; intanto il tessuto commerciale sparisce, le vie sono buie e deserte, la città diventa un unico quartiere dormitorio. Amazon non restituisce nulla di quanto guadagna alle comunità locali. Depreda e basta, come ogni multinazionale che si rispetti. Bookdealer al contrario è una piattaforma che mette in rete le librerie indipendenti. E Bookshop.org, il progetto statunitense a cui si ispira (recentemente inaugurato anche in Gran Bretagna), è in breve tempo diventato un concorrente di tutto rispetto per il sorrisino con la freccia.

L’assortimento della mia libreria rispecchia non solo il mio gusto, ma risente anche dell’influenza del confronto con lettrici e lettori, case editrici, autori e autrici, oltre che della lettura di strumenti mirati di informazione. Dico spesso che non ho, in libreria, libri che non vorrei leggere.

Detto questo, la Trebisonda è specializzata in piccola e media editoria, narrativa italiana e straniera, libri per l’infanzia, con una scelta piuttosto curata di fumetti, illustrati e saggistica di attualità e geopolitica. Ha rapporti diretti con moltissime case editrici, non è possibile indicarne una sola. Anche perché, in quasi dieci anni, non sono mancate collaborazioni molto proficue con molte di esse; e di molte la Trebisonda ospita l’intero catalogo.

Durante questo periodo di emergenza ho continuato il dialogo con i lettori principalmente via mail, newsletter e social media. Ho anche un canale youtube che vorrei sviluppare, con recensioni o comunque conversazioni su libri, temi, case editrici. Le presentazioni online, a parte rari casi, non riescono a sostituire gli incontri dal vivo, il loro calore. Bisogna migliorare, ottimizzare, forse cambiare qualcosa, oppure no, oppure il mezzo è povero e limitato e più di tanto non gli si può chiedere. Appena sarà possibile tornerò a organizzare presentazioni in libreria e all’aperto: credo nell’incontro fisico delle persone per favorire il passaggio del sapere, dell’esperienza.

Questo è un autunno senza pietà per le librerie: sono usciti i libri che dovevano uscire in primavera insieme alle uscite già stabilite, e poi ci sono ovviamente le strenne. Siamo realmente soffocatə dai libri. In questo mare magnum ho scovato delle piccole perle, come La donna da mangiare di Margaret Atwood (Ponte alle Grazie, 2020), Cose che succedono di notte di James Cameron (Adelphi, 2020) Una donna nella notte polare di Christiane Ritter (Keller, 2020) Il weekend di Charlotte Wood (NNEditore, 2020); ma voglio consigliare due romanzi usciti prima. Il primo è Città Sommersa di Marta Barone (Bompiani, 2020) per me vincitore morale del premio Strega. Un lavoro di anni, denso, fatto di ricerca storiografica e scavo introspettivo; una biografia, un memoir, un romanzo storico, anche un romanzo di formazione; a tenere insieme il tutto, una scrittura superba. Altrettanta intensità ho trovato ne La figlia unica di Guadalupe Nettel (La Nuova Frontiera, 2020). Anche qui c’è molto materiale autobiografico, anche qui situazioni ad alta emotività sono presentate con essenzialità, raggiungendo un risultato di rara potenza. Per me, i due capolavori di quest’anno.


L’immagine è presa da «Publishers Weekly» – posto che non se ne accorgeranno mai, speriamo non si arrabbino. L’iniziativa è a cura di Susanna Ralaima.