Gianmarco Canestrari
pubblicato 4 anni fa in Letteratura \ Recensioni

La dinamica dell’amore

viaggio nel mondo di Jane Austen

La dinamica dell’amore

Tra le scrittrici più famose al mondo che la letteratura inglese ci tramanda, spicca la figura eclettica di Jane Austen, la più grande intellettuale del periodo preromantico. Nata nel 1775, Jane Austen ha trascorso la sua intera esistenza nella semplicità che però portava i segni di originalità e straordinarietà, come ci ricorda la descrizione che ne fece il nipote Edward Austen Leigh nel 1870 nel Ricordo di Jane Austen:

Of events her life was singularly barren: few changes and no great crisis ever broke the smooth current of its course. […] I have therefore scarcely any materials for a detailed life of my aunt; but I have a distinct recollection of her person and character; and perhaps many may take an interest in a delineation […] of that prolific mind whence sprung the Dashwoods and Bennets, the Bertrams and Woodhouses, the Thorpes and Musgroves, who have been admitted as familiar guests to the firesides of so many families, and are known there as individually and intimately as if they were living neighbours.

Di eventi la sua vita era singolarmente sterile: pochi cambiamenti e nessuna grande crisi ha mai rovinato la linearità della sua vita. […] Non ho perciò alcun materiale per una vita dettagliata di mia zia; Ma ho un ricordo distinto della sua persona e del suo carattere; E forse molti potrebbero essere interessati a una delineazione […] di quella mente prolifica da cui spuntano i Dashwoods e Bennets, i Bertrams e Woodhouses, i Thorpes e Musgroves, che sono stati ammessi come ospiti familiari ai caminetti di tante famiglie e sono conosciuti individualmente e intimamente come se fossero dei vicini.

Bisogna ricordare come, nella società di fine Settecento, venivano considerate le donne: non c’era molta libertà a riguardo, tanto che non era consentito ad una ragazza camminare da sola o scrivere una lettera se non ad un parente o amico; l’unica via di uscita era il matrimonio, che consentiva ad una giovane donna, che non possedeva nulla di proprio e non poteva guadagnarsi da vivere da sola, di accasarsi e fare una famiglia. Jane Austen non era da meno, anche se si rifiutò sempre di sposarsi scegliendo di vivere scrivendo (cosa che provocò enormi difficoltà famigliari nonché “sociali”). Lei come molte donne della sua epoca, vivevano segregate in casa, magari dedicandosi al ricamo, al canto, al disegno, alla lettura o anche, come nel caso della nostra autrice, a suonare strumenti musicali (Austen suonava benissimo il pianoforte e amava leggere libri di qualsiasi genere). Era insomma una donna moderna, al passo coi tempi, ma molto “outsider” per la sua epoca. Segni di atipicità e peculiarità si trovano nei modi e negli stili utilizzati per comporre le sue celeberrime opere letterarie: fulcro delle vicende sono sempre le donne, viste nei duplici tratti di eroine-guerriere contro una società tradizionale, convenzionale, limitante nelle libertà (soprattutto per le donne), e di giovani ragazze sognatrici di storie d’amore intramontabili. Quel che sorprende è che anche le su eroine-protagoniste sono la centro della sua inarrestabile critica sociale, di cui delinea pregi e difetti: tutte le sue protagoniste testimoniano come tratti peculiari e caratteristici delle donne devono essere la scaltrezza, la moderazione ma soprattutto il raziocinio, visto in termini di capacità di saper riflettere sugli avvenimenti e le situazioni che la vita offre, in contrasto con il carattere passionale, affettivo, emotivo e irrazionale di cert’altre donne. Quello che sorprende della narrativa austeniana è la capacità dell’autrice di dar vita a ritratti di donne completamente diverse fra loro, ognuna con i propri tratti distintivi, le proprie ansie, paure, i propri pregi, le proprie storie, rispecchiando così la diversità di carattere e di personalità delle donne vere, reali. Nelle sue opere troviamo infatti donne pazienti, forti d’animo ma che nascondono segreti e inguaribili tormenti come Elinor Dashwood o Anne Elliot; donne che crescono giorno dopo giorno in cerca di autorealizzazione, come Fanny Price; oppure donne di una bellezza incomparabile sia esteriormente che interiormente come Jane Bennet; o ancora donne romantiche e passionali come Jane Fairfax e Marianne Dashwood. Dal florilegio delle personalità femminili spicca per intensità e particolarità, la figura di Elizabeth Bennet, della quale così l’autrice stessa mostra la sua “preferenza”:

I must confess that I think her as delightful a character as ever appeared in print, and how I shall be able to tolerate those who do not like her at least, I do not know.

È sempre questa duplicità (qui delineata tra donne moderate, composte, “razionali” e donne passionali, emotive “irrazionali“) che gioca un ruolo chiave in tutta la riflessione di Austen e che fa da sfondo a tutte le sue opere: si pensi alla contrapposizione che l’autrice fa tra la vita campestre, dominata da pace, armonia, naturalità e la vita cittadina, segnata da ingiustizie, falsi valori, antiche abitudini che limitano le note di libertà gridate dall’autrice. Si ha la sensazione, leggendo i romanzi austeniani di essere di fronte a un meraviglioso ritratto della natura dell’animo umano, dei suoi vizi come delle sue virtù. I personaggi sono costruiti appositamente dall’autrice per significare particolari visioni o sfumature del comportamento umano, come se le più svariate e straordinarie virtù o i peggiori e inaudibili vizi umani prendano forma e corposità nei personaggi delineati dall’autrice. In Austen è quindi come se ci trovassimo di fronte alla umanizzazione o razionalizzazione in forma umana di vizi e virtù propri dell’essere umano. Ecco a proposito le parole della celebre scrittrice londinese Virginia Woolf:

personaggi stupidi, snob, mondani, i suoi Mr Collins, i suoi Walter Elliot, le sue Mrs Bennet. Austen li colpisce con frasi sferzanti come fruste, […] e sembra che essi nascano solo per il suo supremo diletto di tagliar loro le teste. […] E tuttavia, non un tocco di meschinità, né un’ombra di livore ci distolgono dalla contemplazione. Stranamente, la delizia si mescola con il nostro divertimento. La bellezza illumina queste sciocchezze. […] Mai un romanziere si è servito di un più ferreo senso dei valori umani. E dal loro contrasto derivano la bellezza, la complessità, la grazia, la solennità e l’arguzia delle scene di Jane Austen.

Non mancano certo all’appello le controparti maschili che fungono da moventi, stimoli all’azione delle eroine-protagoniste, i cui fini non sono sempre raggiunti per amore o per passione, ma molto spesso per denaro. Dai tratti semplici, amorevoli, pieni di allegria e ingenuità, è il personaggio di Bingley in Orgoglio e pregiudizio o di Edward Ferrars in Ragione e sentimento; dall’animo giusto, retto e saggio, si muove la figura di Mr Knightley in Emma; di generosità, disponibilità, bontà, ma anche di un carattere semi-negativo si arma la doppia personalità di Fitzwilliam Darcy in Orgoglio e pregiudizio, e che ne fa l’archetipo, il prototipo, il modello dell’eroe romantico. A tali figure “positive”, benevole, si affiancano i personaggi antagonisti, segnati da sentimenti di vanità, orgoglio, cupidigia e lussuria, come Sir Walter Elliot in Persuasione o Henry Crawford in Mansfield Park. Non finiscono qui i personaggi creati dalla nostra autrice, ognuno con personalità diverse e con tratti che permettono di inserirli nella ormai celebre e ricorrente dualità: da una parte uomini semplici, dinamici, passionali, saggi, pieni d’affetto per la propria donna, e dall’altra uomini scaltri, pieni d’ambizione, sagaci, maldestri e opportunisti. Non è facile concludere o fare un riassunto che contenga l’immensa varietà delle opere e dei temi affrontati da Jane Austen, la quale si mostra ancora oggi una delle più grandi e illustri scrittrici e pensatrici della letteratura non solo inglese, ma mondiale. Con i suoi romanzi è riuscita a calamitare a se un’intera epoca; ha saputo entrare nell’intimo e nel segreto delle menti che avrebbero poi preso corpo nelle sue storie. Si è, in definitiva, mostrata come la più attenta e acuta fenomenologa di un’epoca così ricca e complessa come il Settecento, non fermandosi solo a registrare e commentare ciò che viveva ma facendosi una vivida antesignana di temi e questioni cardini della futura letteratura romantica, “l’artista più perfetta tra le donne, la scrittrice di libri immortali”, come la ricorda Virginia Woolf.