Federico Musardo
pubblicato 2 mesi fa in Letteratura

Robbe-Grillet, Istantanee

Robbe-Grillet, Istantanee

‘ l’acqua […] tutta liscia e in apparenza immobile, […] il cui scorrere era così regolare che dava anche, malgrado la sua velocità, l’impressione della quiete, di una sosta precaria nel moto quale ci è consentito di ammirare nelle istantanee: un sasso che sta per infrangere la tranquillità di uno stagno, ma che la fotografia ha fissato nella sua caduta a pochi centimetri dalla superficie.’ A. Robbe-Grillet, Istantanee, Nonostante edizioni, Trieste 2017, p.36

‘Sulla destra, dalla parte dell’acqua immobile e piatta, si frange, sempre nello stesso punto, la stessa piccola onda.’ Ivi, p.58

 

Nelle sue istantanee (alcune sono fotografie, altre scene cinematografiche), Robbe-Grillet è Robbe-Grillet. Questa tautologia significa che egli, scrivendo, è stato coerente con il sé stesso dei romanzi.
Queste sei piccole prose, scritte in un arco cronologico che va dal 1952 al 1962, hanno già al loro interno le variazioni sui temi che saranno propri di tutta la parabola letteraria dell’autore.

Ciò tuttavia non testimonia affatto uno scadimento delle sue prerogative di scrittore, quanto piuttosto una grande coerenza interna ai testi. La forte intertestualità, quello che nella postfazione Meneghelli chiama ‘singolare catalogo transtestuale’ 1, salda infatti l’immaginario delle istantanee alle prove narrative di più ampio respiro. Limitandoci al periodo della raccolta, basterà citare le analogie tra esse e la trilogia ideale costituita da Les gommes (1953), Il Voyeur (1955), un vero caso letterario, tant’è che la Minuit pubblicò una brochure dal titolo La Querelle du Voyeur, nella quale erano riunite le uscite pubbliche sul romanzo, e infine La Jalousie (1957), tralasciando il primo romanzo, Un regicidio (1949),  acerbo, rifiutato da Gallimard e pubblicato solamente trent’anni dopo la sua stesura.
Già dalla prima prosa, Il manichino, l’autore anticipa uno dei suoi temi più pregnanti, ovvero la relazione che intercorre tra soggetto e oggetto. A differenza di altre dicotomie significative della filosofia occidentale, come stasi e movimento, colte invece nella loro dialettica, Robbe-Grillet sceglie la superficie e gli oggetti a discapito dei soggetti, la descrizione (lo spazio) anziché la narrazione (il tempo). Nonostante il titolo, la breve prosa inizia e finisce sull’immagine di una caffettiera e il manichino si appiattisce fino quasi a uscire dalla scena.
Nel passo che dà il titolo al suo saggio, Meneghelli scrive che ‘il manichino, insomma, sarebbe qualcosa come un Robbe-Grillet al quadrato, un iper-Robbe-Grillet’2.
Naturalmente, è quasi superfluo ricordarlo, il soggetto non scompare del tutto neanche nelle altre prose della raccolta, ma è sempre più o meno presente, seppur sullo sfondo.
Lo stesso autore scriverà quell’epigrafe ormai programmatica del nouveau roman, ‘le cose sono là’ 3, spesso citata perché condensa quasi tutto ciò che il lettore dovrebbe aspettarsi da un suo romanzo, benché egli la scriva pensando a un romanzo futuro e non ai propri.
Sulle cose, sia la critica letteraria che gli autori del secondo Novecento, si sono ampiamente interrogati. In Francia, una visione opposta a quella di Robbe-Grillet è rappresentata per esempio da Georges Perec. Egli scriveva infatti che

‘C’è una distinzione molto semplice tra il nouveau roman e quello che ho cercato di fare. Robbe-Grillet è completamente dalla parte del linguaggio «denotato» (come dice Barthes) e io sono completamente dalla parte del linguaggio che circonda le cose, di ciò che ci sta sotto, di tutto ciò che le nutre, di tutto ciò che instilliamo in loro…’4.

Roland Barthes si spostò progressivamente verso questo secondo autore i cui oggetti ‘caldi’, connotati, portano al loro interno storie e immagini. Gli oggetti freddi e denotativi di Robbe-Grillet, al contrario, cercano di emanciparsi dal soggetto. Nella traduzione italiana de Il Voyeur (1955), edita ancora da Nonostante (2013), c’è Letteratura letterale, un saggio di Barthes sul suddetto romanzo in cui leggiamo che esso è ‘destituito di socialità e di moralità, sospeso a fiore degli oggetti, bloccato in un impossibile movimento verso la propria abolizione; il progetto di Robbe-Grillet è sempre di far reggere, in fin dei conti, l’universo romanzesco solo sui suoi oggetti’ 5.

Al di là della entità inanimate, superficiali, materiali e spaziali della sua scrittura, nelle sue istantanee come in altre opere, Robbe-Grillet lascia intravedere la presenza umana, per esempio quella dei bambini, di corpi, crani, teste che abitano lo sfondo e perdono la loro centralità. L’identico, lo stesso, il soggetto omologato, posto in relazione alla nostra contemporaneità era stato denunciato, in Robbe-Grillet, da un critico autorevole e di primo piano, ovvero da Lucien Goldmann. In una tavola rotonda, raffrontando l’autore stesso e Nathalie Sarraute, Goldmann scrive che ‘Robbe-Grillet esprime questa stessa realtà della società contemporanea in una forma sostanzialmente nuova. Anche per lui la scomparsa del personaggio è un fatto acquisito, ma egli constata che il personaggio è già sostituito da un’altra realtà autonoma, che invece non interessa Nathalie Sarraute: l’universo reificato degli oggetti’6.

Attraverso il suo metodo, lo strutturalismo genetico, il critico trova pertanto un’omologia di strutture tra la società neocapitalista e il mondo degli oggetti di questo scrittore. Allo straniamento contribuisce quella che parafrasando Meneghelli potremmo definire come una ‘decontestualizzazione senza contesto’, il fatto cioè che le allusioni delle istantanee non rimandino a niente, neanche all’infuori del testo. Suggestive a questo proposito le letture e scritture interrotte, disarticolate e frammentate, a volte vere e proprie mises en abyme, intercalate da Robbe-Grillet all’interno delle sue piccole prose.
‘All’incirca così funzionano i testi di Istantanee, con le loro situazioni sospese, con i loro finali alla lettera inconcludenti, con le loro microstorie, sebbene si tratti qui di una decontestualizzazione paradossale, poiché a rigore non c’è alcun contesto preesistente’7.

Nei corridoi della metropolitana, un piccolo ciclo di tre istantanee, rappresenta un esempio paradigmatico di tali assenze umane che si susseguono su una scala mobile senza soluzione di continuità. Interessante sottolineare che Claude Simon, altro grande esponente del nouveau roman, scelse proprio l’ambiente metropolitano per lavorare al suo testamento letterario, Il tram (2001), pubblicato per la prima volta dalle Éditions de Minuit e tradotto ancora una volta per Nonostante edizioni.

La stanza segreta, dedicata al pittore simbolista Gustave Moreau, è un’istantanea molto figurativa dove accanto ai tanti colori che appaiono sulla scena emerge una pornografia ambigua, un accenno al suo immaginario sadico, altro tema importante che va per esempio dal Robbe-Grillet de Il Voyeur a quello della Topologia di una città fantasma (1983), con le sue mitologie vive e sensuali, ma che diviene centrale soprattutto nel suo lavoro cinematografico.

Secondo Jean-Philippe Loret, ‘con Istantanee il lettore viene iniziato ai principali procedimenti che Robbe-Grillet impiega nei suoi romanzi […] è il vademecum del Nuovo Lettore, questo Altro che il romanziere del Nouveau Roman ha tanto cercato’ 8.


 

Note:

1 A.Robbe-Grillet, Istantanee, Nonostante edizioni, Trieste 2017, p.94.

2  Ivi, p.101.

A. Robbe-Grillet, Une voie pour le roman futur (1956), in Id., Pour un nouveau roman, Minuit, Paris 1961 ( trad. it. Una via per il romanzo futuro (1956), in Id., Il nouveau roman, Sugar, Milano 1965, p.50. L’autore, nel medesimo luogo, sosteneva che ‘ora, il mondo non è né significante né assurdo. Esso è, semplicemente. È questa la sua caratteristica più notevole. E a un tratto tale evidenza ci colpisce con una forza contro la quale nulla abbiamo da opporre […] aprendo gli occhi all’improvviso, abbiamo provato ancora una volta lo choc di questa realtà testarda che fingevamo di avere domato. Intorno a noi, sfidando la muta dei nostri aggettivi animisti o familiari, le cose ci sono. La loro superficie è netta e liscia, intatta, senza loschi splendori né trasparenza. Tutta la nostra letteratura non è ancora riuscita a intaccarne il più piccolo cantuccio, a indebolirne la minima curva.

4 A.Canobbio, X o La storia delle Cose, in G.Perec, Le cose, Einaudi, Torino 2011, p.XIII.

5 A.Robbe-Grillet, Il Voyeur, Nonostante edizioni, Trieste 2013, p.276.

6 L.Goldmann, Nuovo romanzo e nuova realtà, in Per una sociologia del romanzo, Bompiani, Milano 1964, p.179

7 A.Robbe-Grillet, Istantanee, Nonostante edizioni, Trieste 2017, p.97

8 J-Ph. Loret, De l’espace scénique à la cène, in R-M. Allemand e Ch. Milat (a cura di), Alain Robbe-Grillet. Balises pour le XXIe siècle, Presses de l’Université d’Ottawa e Les Presses Sorbonne Nouvelle, Ottawa-Paris 2010, pp.247-8