Andrea Talarico
pubblicato 3 mesi fa in Letteratura \ Recensioni

In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo

Presentazione del romanzo d’esordio di uno dei più importanti drammaturghi contemporanei

In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo

Nato a Göttingen, nella Bassa Sassonia, nel 1967, Roland Schimmelpfennig si trova oggi ad essere il drammaturgo tedesco contemporaneo più rappresentato in Germania e in Europa.
Salito alla ribalta appena trentenne, con la vittoria dell’Else-Lasker-Schüler-Preise nel 1997 per la sua opera Pesce dopo pesce (Fisch um Fisch), ha continuato ad accrescere la sua fama e a riscuotere il consenso della critica, al punto che oggi le sue opere sono state rappresentate in più di quaranta paesi, e tradotte in più di venti lingue diverse.
Per gentile concessione di Fazi Editore, abbiamo avuto la possibilità di leggere in anteprima la prima traduzione italiana del romanzo d’esordio dell’autore, In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo (An einem klaren, eiskalten Januarmorgen zu Beginn des 21. Jahrhunderts), pubblicato per la prima volta in Germania da Fischer, nel 2016, e disponibile da gennaio 2019 nella traduzione di Stefano Jorio, in uscita appunto per Fazi.

Colpisce in prima battuta la scelta del titolo, veramente poco in linea con le politiche editoriali contemporanee; resta da capire se la scelta di adottare il rigo d’esordio del romanzo come titolo risponda alla volontà dell’autore di dare l’idea di un romanzo privo di un vero e proprio titolo (è prassi antichissima quella di riferirsi a un’opera, in assenza di indicazioni da parte dell’autore, attraverso l’incipit della stessa) o se, viceversa, risponde a un preciso intento di focalizzare l’attenzione sulle coordinate climatiche e temporali entro le quali si svolgono le vicende narrate e che (forse) sono il vero protagonista della stessa.

La narrazione è condotta con uno stile piuttosto scarno, essenziale; il romanzo si costituisce della somma delle vicende dei diversi personaggi, frammentate in brevissimi capitoli, che si succedono per giustapposizione; ogni filone procede indipendentemente dagli altri, seppure in alcuni frangenti le storie dei personaggi finiscano per convergere.
A tenere insieme i fili delle loro vicende, oltre agli incontri occasionali che occorrono tra i protagonisti, sono le strade e gli appartamenti di Berlino e le fugaci apparizioni di un lupo, i cui avvistamenti suscitano scalpore tra la popolazione, data la rarità dell’evento.

Ad un livello di lettura più profondo, però, ci si rende conto della molteplicità dei temi che sottotraccia vanno a intessere legami più stretti tra i personaggi, benché meno evidenti, che fanno emergere complesse problematiche umane e sociali.

Leggiamo, ad esempio, le prime righe del romanzo:

In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo un lupo solitario attraversò
poco dopo il sorgere del sole il fiume ghiacciato che separa la Germania dalla Polonia.
Il lupo veniva da est. […]
Il lupo restò fino a metà febbraio in questa regione.
Nessuno vide il lupo, soltanto le sue tracce e la selvaggina sanguinante sulla neve.
Era un inverno lungo e molto freddo. Verso la fine della seconda settimana di febbraio cominciò a nevicare e continuò per diversi giorni senza interruzione.

Il lupo, un animale che è solito vivere in contesti sociali ben definiti e rigidamente gerarchizzati, si presenta da solo. Da solo percorre decine di chilometri spinto, possiamo supporre, da una necessità impellente (la fame, con tutte le probabilità), da solo affronta questo viaggio in un clima estremamente rigido, attraverso un ambiente ostile.
Il lupo non è l’unico che viene da est. Tomasz è polacco, Agniezska è polacca, Marek è polacco: la storia, in generale, è costellata di personaggi che vengono da fuori Berlino. Quasi tutti questi personaggi faticano a sbancare il lunario, costretti a ingegnarsi per far fronte alle difficoltà che Berlino mette loro davanti; anche loro si trovano alle prese con un ambiente ostile.

Le dinamiche problematiche poste dal mondo del lavoro, soprattutto per quelli che sono gli individui più deboli socialmente, la progressiva perdita dell’identità individuale (Elisabeth e Micha, in paritcolare, saranno chiamati dal narratore semplicemente “il ragazzo” e “la ragazza”, al punto da portare il lettore stesso a dimenticare i loro nomi. A posteriori diventa significativo che il narratore li presenti già al passato: «la ragazza si chiamava Elisabeth e il ragazzo si chiamava Micha»), l’irrimediabile frattura generazionale ben evidente nelle dinamiche dei rapporti tra genitori e figli, il rapporto tra gli uomini, gli animali e gli oggetti inanimati (che in questo libro in particolare diventano simboli di particolari stati d’animo che assurgono a condizioni esistenziali: penso alle apparizioni del lupo, alla totale assenza dei cani, che nel libro sono spesso presentati in absentia, morti o comunque scomparsi; il ritorno ossessivo della figura del fucile, che cessa di essere “soltanto” un oggetto con il progredire della storia) sono tutte tematiche ben presenti nelle opere di Schimmelpfennig, in particolare nella sua Trilogia degli animali (di cui purtroppo è disponibile, in traduzione italiana, una sola pièce, Il regno degli animali, Mimesis, 2018; peraltro è l’unica altra opera di Schimmelpfennig attualmente disponibile in traduzione italiana).
A fare da collante, la condizione che lega tutti i protagonisti del racconto: l’irrimediabile solitudine a cui tutti i personaggi sono costretti dalla apparente impossibilità della comunicazione con l’altro, come a dire: davanti alle difficoltà che pone l’esistenza, di fronte a tutti gli ostacoli che la vita pone, sono (siamo?) soli, incapaci di condividere il proprio disagio.

Charly mirò al lupo, ma sapeva di non essere tranquillo mentre reggeva l’arma. Sapeva che con la Tokarev era estremamente improbabile colpire il lupo a una distanza di dieci metri, e sapeva che l’uomo alla fine non gli aveva venduto la Tokarev, in cambio aveva trovato il fucile ma adesso non aveva il fucile, aveva la pistola e non il fucile, perché?, e reggeva l’arma con entrambe le mani. Il lupo non si muoveva, stava fermo davanti a lui come quella mattina in mezzo alla bufera di neve vicino a Marzahn, quando per la paura Charly non era riuscito a muoversi.

 

 

 

 

 

 

L’immagine in evidenza è tratta da: https://fazieditore.it/catalogo-libri/in-un-chiaro-gelido-mattino-di-gennaio-allinizio-del-ventunesimo-secolo/