Alessandro Foggetti
pubblicato 2 settimane fa in Cinema e serie tv \ Filosofia

El Camino – il film di Breaking Bad

El Camino – il film di Breaking Bad

Dopo sessantadue episodi della famosa e acclamata serie televisiva Breaking Bad, Vince Gilligan con El Camino (2019) ha deciso di fare un regalo a tutti gli ammiratori. Un film che non intende alterare, incrinare, il finale dell’opera ad episodi ma che rappresenta, simbolicamente, un nuovo elemento della tavola periodica. Una sorta di lungo e conclusivo episodio che prosegue la narrazione proprio da dove era finita: la disperata fuga di Jesse Pinkman verso l’ignoto. I grilli e il fruscio dell’acqua in sottofondo, il panorama desertico e una figura ben distinta, Jesse (Aaron Paul), che volge le spalle all’inquadratura. Una voce profonda fuori campo chiarifica la linea temporale narrativa – un flashback – dove la persona con cui sta dialogando il protagonista è Mike Ehrmantraut.

Solo tu puoi decidere cos’è meglio per te, Jesse,

poche parole, dette da uno dei personaggi più ammirati e legati al protagonista, che racchiudono il fulcro e il significato intrinseco del percorso ad ostacoli che Pinkman dovrà affrontare. Uno stacco netto del montaggio e Jesse, come nell’ultimo episodio dell’ultima stagione, si trova in fuga, urlante e scosso, con l’automobile di Todd, una Chevrolet “El Camino”; ma questa volta la destinazione ignota, diventa la casa delle uniche due persone su cui può ancora contare, Skinny Pete e Badger.

Grazie al loro aiuto, il protagonista inizierà un viaggio, tra passato e presente, che lo porterà passo dopo passo, rimedio dopo rimedio, a trovare finalmente una destinazione definitiva. Non è più il Jesse del “Yeah, bitch!”, l’esperienza di reclusione in una gabbia, come un animale, lo ha condotto psicologicamente in una fase molto fragile e delicata, che gli è rimasta come un segno, una cicatrice; metaforicamente, come una di quelle sul suo volto o sulla schiena. Un brutto ricordo che nell’arco narrativo viene ripetutamente sottolineato, anche per lo stile, tipico e caratteristico, di Vince Gilligan che utilizza il flashback come pezzo fondamentale per costruire, e soprattutto giustificare, i movimenti e le azioni di Jesse nel presente. Suspense, inquietudine e trepidazione decorano le sequenze filmiche, alternate a dialoghi banali e quotidiani sulle previsioni meteorologiche o sulle zuppe pronte, apparentemente inutili ai i fini narrativi, ma di fondamentale importanza per mantenere il marchio, il tono, della serie Breaking Bad.

Il film verte intorno a temi come la libertà, il cambiamento, il rimorso e soprattutto il processo decisionale del protagonista, dove i ricordi negativi alimentano e trasformano tali aspetti. In modo particolare, quando durante il suo cammino il destino gli propone delle “opportunità” che a causa delle esperienze passate, non riesce a cogliere totalmente. Necessario o no, El Camino non può essere interpretato solo come il film di Breaking Bad, ma come un episodio supplementare, un omaggio, che Vince Gilligan ha voluto fare a quei milioni di spettatori, di tutte le età e nazioni, che hanno amato questa serie televisiva. I segni della vecchiaia e della “stazza” degli attori non sono stati volutamente camuffati proprio perché questi segni dovevano vedersi, come se il tempo trascorso nella finzione narrativa fosse stato lo stesso di quello reale. In questo modo è stato possibile creare una sorta di scissione tra la serie e il film, così da non contaminare il finale della prima ma creando una nuova visione, esperienza, per gli appassionati.

Coerente ed emotivo, il finale si chiude come un cerchio, l’inizio come la fine, in perfetto stile “BrBa”.

Fonte dell’immagine