Alessandro Di Giacomo
pubblicato 5 mesi fa in Cinema \ Storia

La vera storia di Rocky Balboa

Chuck Wepner contro Muhammad Alì

La vera storia di Rocky Balboa

24 marzo 1975, Richfield, Ohio.

Nel tunnel del Richfield Coliseum, Chuck Wepner si sta scaldando. Le fasce stringono le sue mani nei guantoni, nello specchio poco distante vede un animale pronto al combattimento, la sua mole lo riempie di sicurezza al punto che, prima di uscire di casa, ha detto a sua moglie:

Stanotte dormirai con il campione del Mondo

Ma in realtà prova le stesse sensazioni di un gladiatore in attesa di entrare nel Colosseo, si sta caricando per affrontare una prova più grande di lui e la paura, la tensione e le emozioni contrastanti sono alle stelle, e chi non ne avrebbe? La folla, oltre le tende del tunnel, è in delirio! Non per lui, però: per il suo rivale! Un Dio-Re, come il persiano Serse, una statua di bronzo di 191 centimetri, una leggenda della boxe, The Greatest, il Campione del Mondo dei pesi massimi: Muhammad Alì!
Alì, qualche mese prima, si era ripreso il titolo di Campione del Mondo dei pesi massimi nell’incontro, passato alla storia come The rumble in the jungle, con George Foreman. Era veloce, tecnico, semplicemente non esisteva niente al mondo più spettacolare di lui tra le corde del ring! Wepner, che era tutto fuorché veloce, era il classico pugile bianco americano: nato a Bayonne, in New Jersey, fisico imponente, baffi curvi, faccia da combattente, lento ma potente che, con tanta, tantissima, gavetta e tanti, tantissimi pugni incassati, vittorie di rabbia e dure sconfitte, si era portato fino al quarto posto nel ranking mondiale dei pesi massimi. Una ghiotta occasione per Donald “Don” King, il più grande organizzatore d’incontri di tutta l’America, che presentò la sfida come la possibilità “bianca” di tornare protagonista, in un mondo che i neri avevano monopolizzato nel contesto della lotta per l’uguaglianza dei diritti nella società americana. Il risultato? Sold out in poche ore! Il successo fu tale che la diretta fu trasmessa anche in moltissimi cinema, in tutte le città del continente: “Solo in America!” come diceva proprio Don King.

Quando le tende si aprono, Wepner viene accecato dalle luci del palazzetto, si rende conto solo adesso che sta marciando dritto verso una gabbia assieme ad un leone afroamericano! L’arbitro presenta i due pugili:

… all’angolo alla mia destra lo sfidante Wepner, pantaloncini rosso-blu, mentre all’angolo alla mia sinistra il campione Alì, pantaloncini bianchi…

Suono della campana: primo round! Alì comincia, come sempre, girando attorno al suo avversario, un paso doble infernale che qualsiasi sfidante subiva, mentre Wepner cerca di restare concentrato, tentando qualche affondo, coperto dalla guardia. Il soprannome di Wepner è the Bayonne bleeder, letteralmente “il sanguinolento di Bayonne”, per le numerose ferite al volto che riporta dopo qualsiasi incontro e, quel giorno, non è da meno: Alì va al doppio della velocità e inizia a colpirlo ripetutamente col sinistro, per poi scaricare tutta la potenza del destro! Sembra un allenamento tra un campione e il suo sparring partner ma, nonostante questo, Wepner incassa senza dare segni di cedimento, sanguina, incassa, ma non si piega! La campanella suona più volte, per indicare la fine e l’inizio di nuovi round e il copione è sempre lo stesso: Alì colpisce, ma Wepner sembra fatto d’acciaio inossidabile! Con questo leitmotiv, il match va avanti per otto round, lo stesso numero con il quale Alì aveva trionfato su Foreman, ma qualcosa di totalmente inaspettato sta per accadere: al nono round, Wepner riesce a scalfire la difesa di Alì, scaricando tutta la forza distruttrice del suo gancio destro sul fianco del campione! Alì viene scosso con una forza tale che avrebbe spezzato le costole ad un “uomo”, non riesce ad incassare e cade al tappeto! Stupore e silenzio improvvisi. Questa è la reazione del Richfield Coliseum. Tutti sono letteralmente spiazzati da ciò che sta accadendo.

Wepner inizia a vedere il suo sogno materializzarsi, vede la sua vita difficile cambiare improvvisamente con il titolo di Campione del Mondo, sente sulle spalle la fatica delle alzatacce quotidiane per allenarsi prima di andare a lavoro, prova tante emozioni contrastanti che tuttavia s’interrompono non appena vede Alì rialzarsi. Stavolta negli occhi del Campione c’è una luce diversa, Alì ha ritrovato l’odio con il quale era diventato grande: stavolta la sua furia è omicida! The Greatest dimostra di essere ancora il più grande: una serie infinita di pugni, con una potenza inaudita ed una velocità travolgente, investe il povero Wepner. Non è più uno sparring partner ma ormai un sacco da allenamento: viene colpito così tante volte che gli spettatori più vicini si sporcano del sangue dell’uomo in rosso-blu! Ma, ancora una volta, come nei primi otto round, Wepner incassa quella valanga di pugni, non tiene più la guardia, ma non ne vuole sapere di arrendersi. Alì scarica tanti di quei colpi da arrivare sfiancato all’ultimo round: i due pugili si guardano e, stremati, iniziano a combattere più come si fa in un’osteria a fine serata che sul ring, le prese iniziano sempre più spesso a sostituire i colpi, finché, ad appena 19 secondi dalla campana, Wepner cade al tappeto. L’arbitro sancisce la fine dell’incontro e concede la vittoria ad Alì per K.O. La folla è nuovamente in delirio ma stavolta per Chuck Wepner! Autore di una prestazione stoica, quasi eroica, ha messo in scena qualcosa più simile ad un film che al mondo della boxe!

In realtà, questa storia stava realmente per diventare un film! Si, perché in un cinema di New York, assiste all’incontro un giovane attore squattrinato costretto, addirittura, a girare pellicole per adulti per tirare avanti: uno sconosciuto, chiamato Sylvester Stallone! Stallone rimase stregato: quell’incontro di boxe, visto al cinema, lo aveva come illuminato. La sera stessa, iniziò a scrivere e non smise per tre giorni e tre notti, mise in gioco tutto ciò che aveva. Arrivò addirittura a vendere il suo cane per finanziarsi, ma la ragione per cui cercava disperatamente i fondi era troppo importante. Stava nascendo il mito dello Stallone Italiano Rocky Balboa! Fu così che Wepner di Bayonne divenne Rocky di Philadelphia, Alì il possente Apollo Creed e la signora Wepner l’ingenua Adriana… un successo annunciato! Stallone lo capì in anticipo e volle essere il protagonista della sua creazione nonostante l’iniziale rifiuto dei suoi produttori. Si presentò allora da Wepner e, dopo avergli mostrato il progetto, gli fece una duplice proposta: settantamila dollari subito o l’1% sul futuro incasso del film … Wepner, indebitato a causa del divorzio in corso e con problemi di droga, accettò i soldi certi. Rocky fu un successo planetario: tre premi Oscar nel 1976, 370° posto nella classifica dei 500 film più visti di tutti i tempi, la colonna sonora di Bill Conti è, tutt’oggi, tra le più iconiche di sempre. Stallone, dopo Rocky, divenne Stallone! E, ovviamente, alla cifra folle di quasi 15 mila dollari, ricomprò il suo cane!

E Wepner? Dopo un secondo matrimonio fallito e anni spesi a recuperare dai suoi problemi, anche passandone alcuni dietro le sbarre, decise di fare causa a Stallone e, vincendo, ottenne una cospicua somma di denaro con cui ricominciò a vivere.
Oggi, a 79 anni, il “vero” Rocky vive ancora a Bayonne.

In memoria di Riccardo Di Giacomo.

Bibliografia:

Muhammad Alì, Il più grande, Mondadori, 1976
Kasia Boddy, Storia della boxe: dall’antica Grecia a Mike Tyson, Odoya, 2009
Federico Buffa & Elena Catozzi, Muhammad Alì. Un uomo decisivo per uomini decisivi, Rizzoli, 2017

Video:

Collegamenti esterni:
http://www.repubblica.it/sport/vari/2016/11/14/news/boxe_chuck_wepner_vero_rocky-151757673/

CHUCK WEPNER E ROCKY BALBOA


https://it.wikipedia.org/wiki/Rocky_Balboa

 

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