Valentina D'Ambrosio
pubblicato 2 anni fa in Altro \ Storia

Una rivoluzione in “balloons”

tutto il fascino del 14 luglio 1789 nei fumetti

Una rivoluzione in “balloons”

Con la presa della Bastiglia, nel 14 luglio del 1789, la storia colloca convenzionalmente l’inizio di una delle rivoluzioni più affascinanti e discusse di sempre.

La presa della terribile prigione, simbolo dell’Ancien Régime – termine coniato dallo storico e filosofo parigino Alexis de Tocqueville – e mitizzata dai romanzi d’avventura, innesca una serie di reazioni a catena che porteranno alla fine della monarchia francese.
Perché le rivoluzioni ci affascinano? Possibilmente perché siamo umani e, in quanto tali, siamo custodi di uno spirito guerriero che non ci ha mai abbandonato. Cerchiamo il pericolo, siamo attirati dallo scontro in maniera più o meno intensa (Giuseppe Ferrari, Filosofia della rivoluzione Vol. I, Manini Editore, Londra 1851, pp.102-103).
Fortunatamente i tempi dei duelli sono lontani, nonostante la violenza faccia mestamente da padrona sui titoli dei rotocalchi, eppure l’uomo è talmente portato al pericolo che, quando non può viverlo, lo inventa oppure lo ricorda, passeggiando a ritroso nel tempo.
Capita, inoltre, che ci si diletti nel fare sia l’uno che l’altro, mescolando la realtà dei fatti alla fantasia, creando opere in grado di soddisfare la voglia d’evasione alla curiosità e alla possibilità d’imparare qualcosa.
Nel caso della rivoluzione francese si sono espressi i media più disparati, dal cinema alla narrativa, finanche ai serial televisivi e ai videogiochi.
Nasce come fenomeno culturale e continua a vivere e ad affascinare ancora, soprattutto attraverso la cultura di massa.

Tra i mezzi meno “tradizionali”, attraverso i quali si è parlato di rivoluzione e di storia moderna, è impossibile non individuare il fumetto.
Ironia della sorte, anche il fumetto ha “antenati” francesi, le Images d’Epinal, dal nome dell’omonima città, stampe raffiguranti soggetti sia sacri che profani (Andrea Sangiovanni, Le parole e le figure: storia dei media in Italia dall’età liberale alla Seconda Guerra mondiale, Donzelli Editore, Roma 2012, p. 74).

Sin dalla sua nascita il fumetto è stato etichettato come strumento complice del tempo libero, principalmente rivolto ad un pubblico di bambini, o al limite di giovani adulti, e non di certo come elemento didattico. Fortunatamente posizioni del genere sono state ribaltate, grazie soprattutto agli studi didattici che se ne sono occupati, ed il fumetto è entrato dalla porta principale anche negli istituti scolastici che lo hanno rivalutato, arrivando a considerarlo alla stregua della letteratura (Gianna Marrone, Il fumetto fra pedagogia e racconto. Manuale di didattica dei comics a scuola e in biblioteca, Tunué, Latina 2005, pp. 50 e sgg.).
Oggi il fumetto vanta una storia ben consolidata, una schiera – sfortunatamente sempre pronta – di detrattori e, altresì, stuoli di studiosi e appassionati che credono nella potenza del comic.
Il fumetto è, in sostanza, una forma di arte e come tale va trattata.
Non deve sorprendere, orbene, che anche argomenti tradizionalmente relegati a tomi polverosi siano stati magistralmente portati nel magico mondo delle vignette.

Il Giappone, patria che ha fatto della cultura del fumetto uno dei suoi maggiori cavalli di battaglia, merita una parentesi a parte e non ha mancato di regalare al pubblico veri e propri esempi d’arte incentrandoli proprio sul tema della rivoluzione francese.
L’esempio più classico – e probabilmente il migliore – viene direttamente dalla fantasia della mangaka Riyoko Ikeda. Classe 1947, originaria di Osaka e pioniera della rivolta fumettistica al femminile nel Paese del Sol Levante (Mario Lucio Falcone, Webcomics, Primiceri Editore, Padova 2013, pp. 46-47), la Ikeda è autrice di una delle opere più amate di sempre, Le rose di Versailles (1972-1973), arrivata in Italia col titolo di Lady Oscar.
Generazioni di ieri e di oggi si sono emozionate tra le pagine del manga e davanti alla televisione, grazie alla trasposizione anime giunta in Italia nel 1982, ma soprattutto si sono lasciate trasportare e affascinare ancora e ancora dal tema della rivoluzione francese.
Nonostante la trama dell’anime fosse proiettata sul personaggio immaginario di Oscar de Jarjayes, il manga affonda le radici con forza negli studi della Ikeda che, colpita soprattutto dal personaggio di Maria Antonietta e dalla biografia di Zweig, non manca di riferire gli accadimenti rivoluzionari con grande fedeltà al corso storico.
Non solo, tra le pagine dell’opera è facile imbattersi in riferimenti culturali e sociali bene amalgamati alla fantasia dell’autrice che pare essere particolarmente impegnata sul piano della ricerca storica, tanto da aver dato alle stampe altre opere di questa natura.
Sempre dal Giappone, e quasi contemporaneamente al lavoro della Ikeda, giunge un altro manga che, sebbene più blando, merita una menzione quando si parla del 14 luglio 1789 nei fumetti: La stella della Senna (1975).
Nonostante lo scarso successo, l’opera incompiuta di Asuka Morimura, ci immerge a suo modo nel clima della Rivoluzione e non manca d’avvicinare il pubblico all’argomento.
L’Italia ha subito “l’inganno” del titolo con il quale la serie animata è giunta sul piccolo schermo, Il tulipano nero – La stella della Senna. In realtà è facile accorgersi che non c’è traccia della spia olandese generata dell’ingegno di Alexandre Dumas père.

In Italia il panorama fumettistico inerente la rivoluzione francese è ricco e variegato. Gli artisti italiani paiono amare gli eventi del 14 luglio più di quanto potremmo immaginare.
Nel 1989 Milo Manara, tra i più illustri disegnatori italiani, noto per la cifra erotica delle sue tavole, ha illustrato i passaggi caldi della Rivoluzione. Le tavole sono state raccolte e pubblicate, nel 1993, con il titolo 1789: la rivoluzione francese.
Manara non è il solo ad aver fornito un contributo pregevole, al suo nome va affiancato quello di Giampiero Casertano. Nel 2012, infatti, il fumettista milanese – tra l’altro parte dello staff di disegnatori di Dylan Dog – si concentra sulla storia di Charles Henri Sanson, boia durante gli anni della Rivoluzione e carnefice del sovrano Luigi XVI. La vicenda di Sanson rientra nel primo volume della collana Le storie diretta da Sergio Bonelli.
Immancabile, quando si parla di serious comics, il nome di Paolo Piffarerio, autore acclamato dei Promessi sposi a fumetti (1977) per Il Giornalino.
Il disegnatore di uno dei classici del fumetto, Alan Ford, si impegna nel raccontare la storia di Joseph Fouché, celebre uomo politico nel periodo che segue il 14 luglio.
Tutto ciò, e altro ancora, ha avuto una propria esposizione museale, conclusasi lo scorso 11 febbraio, presso il Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine animata di Milano.
Gli appassionati di fumetti non possono che rallegrarsi, dunque. Non soltanto il comic è sempre più strumento didattico “serio”, è anche in grado di raccontare capitoli sanguinosi della storia dell’umanità senza edulcorarli e senza mancar loro di rispetto. Approcciarsi alla storia grazie al fumetto non significa, infatti, rendere meno crudo o significativo un momento che ha invece segnato l’umanità proprio per la portata della sua violenza, anzi, significa interessare e coinvolgere tutte le generazioni.

La Rivoluzione del 1789 non ha mai smesso di parlarci della forza del popolo, delle idee, così come il fumetto non ha mai cessato di parlare in maniera diretta proprio a quel pubblico, cangiante e sempre in aumento, che oggi sfoglia le pagine e rivive il pericolo, l’agitazione di quei giorni, incarnandosi e comprendendo al meglio ciò che è stato senza mai dimenticare.

 

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